CETRARO (CS) – Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha accolto l’istanza di scarcerazione presentata per Agostino Iacovo, classe 1986, indagato dalla Direzione distrettuale antimafia per un presunto favoreggiamento della latitanza di Luca Occhiuzzi a Cetraro. La revoca degli arresti domiciliari segna un passaggio rilevante in un procedimento che, nelle scorse settimane, aveva già conosciuto momenti di forte scrutinio giudiziario.
Il collegio del Tribunale del Riesame di Catanzaro ha condiviso le argomentazioni difensive, ritenendo non sussistenti né i gravi indizi di colpevolezza né le esigenze cautelari poste a fondamento dell’ordinanza impugnata. Una valutazione che ha condotto alla revoca della misura e alla immediata rimessione in libertà dell’indagato.
Secondo l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Iacovo avrebbe favorito a Cetraro la latitanza di Luca Occhiuzzi, ritenuto dagli investigatori uno dei presunti promotori del gruppo diretto da Giuseppe Scornaienchi. Un contesto investigativo complesso, già segnato da due pronunce dell’ufficio Gip del capoluogo regionale che, sul piano della gravità indiziaria, avevano inciso in modo significativo sull’assetto dell’inchiesta, fino a disarticolarne parti rilevanti.
La difesa di Iacovo, aveva impostato il ricorso contestando in radice l’impianto cautelare. In particolare, era stata evidenziata l’assenza di elementi univoci e attuali idonei a sostenere sia il fumus commissi delicti sia il periculum libertatis, presupposti imprescindibili per il mantenimento di una misura limitativa della libertà personale.
Il Riesame ha fatto proprie tali valutazioni, sottolineando come il quadro probatorio non raggiungesse la soglia richiesta in questa fase procedimentale. Una decisione che non entra nel merito definitivo delle responsabilità — che restano affidate all’eventuale giudizio — ma che ribadisce un principio cardine del diritto penale: la custodia cautelare non può anticipare la pena né fondarsi su congetture o su ricostruzioni prive di adeguato riscontro.
La pronuncia si inserisce in una fase delicata per le indagini antimafia sul Tirreno cosentino, dove l’attenzione degli inquirenti resta alta sui presunti assetti e sulle dinamiche di sostegno logistico alle organizzazioni criminali. Al tempo stesso, il provvedimento del Riesame richiama l’esigenza di un equilibrio rigoroso tra efficacia dell’azione repressiva e tutela dei diritti fondamentali.
Non è la prima volta che, in procedimenti ad alta complessità, il vaglio del tribunale della libertà ridimensiona l’impianto cautelare iniziale. La giurisprudenza più recente, del resto, insiste sulla necessità di una motivazione rafforzata, soprattutto quando si procede per reati associativi o di contesto mafioso, dove il rischio di automatismi valutativi è sempre dietro l’angolo.









































