REGGIO CALABRIA – I numeri crescono, ma il conto rischia di diventare salato. Il trasporto aereo in Calabria vive una fase di espansione evidente in termini di passeggeri, ma dietro le statistiche positive si apre un interrogativo cruciale: quanto è sostenibile, nel medio e lungo periodo, il modello adottato dalla Regione? A porre la questione è Giuseppe Falcomatà, consigliere regionale del Partito Democratico, che ha depositato un’interrogazione a risposta immediata rivolta al presidente della Giunta regionale per fare chiarezza sulle politiche di incentivazione al traffico aereo.
Falcomatà parte da un dato che definisce “inegabile”: l’aumento dei passeggeri negli aeroporti calabresi. Ma subito sposta l’attenzione sul costo di questa crescita per le finanze pubbliche. Secondo l’analisi illustrata dal consigliere, tra addizionali comunali coperte dalla Regione, fondi destinati alla società di gestione aeroportuale e campagne di marketing istituzionale, l’impegno economico per il solo 2025 sfiorerebbe i 37 milioni di euro.
Una cifra che, rapportata all’incremento dei viaggiatori, porterebbe la spesa regionale a circa 50 euro per passeggero. Un valore che, secondo Falcomatà, risulta nettamente superiore alla media delle altre regioni italiane, ferma intorno ai 10 euro. Un divario che solleva dubbi sulla reale efficienza del modello calabrese e sulla sua replicabilità nel tempo.
Il cuore della critica riguarda l’orientamento quasi esclusivo verso i vettori low cost. In particolare, Falcomatà segnala la forte espansione di Ryanair, sostenuta da consistenti incentivi pubblici. Una strategia che, a suo avviso, sta producendo un effetto collaterale non trascurabile: il ridimensionamento delle compagnie di bandiera.
Tra queste, ITA Airways, che avrebbe ridotto collegamenti considerati strategici, come quelli con Milano Linate e Roma Fiumicino. Tagli che, secondo il consigliere dem, stanno creando disagi significativi, soprattutto per chi viaggia non per turismo ma per necessità.
Nel mirino finisce anche il modello di sviluppo turistico sotteso agli incentivi. Falcomatà parla di un sistema orientato prevalentemente al turismo “mordi e fuggi”, capace di aumentare i flussi ma poco attento alle esigenze quotidiane dei calabresi. Studenti, lavoratori fuori sede e, in modo particolarmente sensibile, i pazienti costretti a spostarsi per cure mediche continuano a fare i conti con tariffe elevate, soprattutto nei periodi di maggiore domanda.
Il rischio, secondo il consigliere, è quello di finanziare con risorse pubbliche un sistema che favorisce principalmente i visitatori occasionali, lasciando ai margini i residenti e il loro diritto alla mobilità a costi sostenibili.
Un altro elemento centrale dell’interrogazione riguarda l’orizzonte temporale delle politiche attuali. Gli incentivi, infatti, sarebbero pianificati solo fino al 2027. Da qui la domanda rivolta alla Giunta: cosa accadrà dopo? Falcomatà teme che, esaurita la spinta finanziaria pubblica, le compagnie low cost possano ridurre o abbandonare le rotte, lasciando la Calabria con un’offerta ridimensionata e un rischio concreto di nuovo isolamento.
Il consigliere parla apertamente di “doping finanziario temporaneo” e chiede misure strutturali, capaci di rendere il sistema aeroportuale calabrese attrattivo anche senza un costante sostegno economico diretto.
La crescita dei passeggeri, da sola, non basta a definire il successo di una politica pubblica. La sfida, oggi, è trasformare i numeri in un modello stabile, equo e orientato al futuro. L’interrogazione di Falcomatà riporta il dibattito su un punto essenziale: investire nel trasporto aereo significa garantire sviluppo, ma anche tutelare i cittadini e le loro esigenze. Senza una visione di lungo periodo, il rischio è che l’attuale decollo si trasformi, domani, in un atterraggio brusco.









































