Home Cronache Furto d’identità, l’incubo diventa processo: pensionato assolto dopo una condanna ingiusta

Furto d’identità, l’incubo diventa processo: pensionato assolto dopo una condanna ingiusta

Scambio di persona, documenti rubati e truffe online: il caso di un 76enne romano assolto dal Tribunale di Cosenza grazie alle investigazioni del suo avvocato riaccende l’allarme sul furto d’identità

Il tribunale di Cosenza

COSENZA – Il furto d’identità è ormai una minaccia concreta e diffusa, capace di travolgere la vita quotidiana e persino l’onorabilità di chi ne resta vittima. Se per tre italiani su cinque rappresenta un timore ricorrente, quanto accaduto a un pensionato romano di 76 anni supera ogni previsione: da vittima di borseggio nella metropolitana a imputato e condannato per una truffa mai commessa.

All’anziano, incensurato e residente a Roma, era stato notificato un decreto penale di condanna emesso dal Giudice per le indagini preliminari di Cosenza, senza che fosse mai stato interrogato. La sanzione: sei mesi di reclusione, convertiti in una multa di 4.600 euro, per una presunta truffa ai danni di una persona residente in provincia di Cosenza.

Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura, l’uomo si sarebbe finto incaricato di una nota agenzia assicurativa online, inducendo la vittima a versare 429,16 euro quale corrispettivo per una polizza r.c. auto mai consegnata. Un quadro apparentemente lineare, ma fondato su presupposti rivelatisi fragili.

A ribaltare la vicenda è stato l’avvocato Mario Alberelli, del Foro di Cosenza, che ha impugnato la condanna per decreto e, nel corso del processo, ha ricostruito con rigore investigativo la reale dinamica dei fatti. La linea telefonica utilizzata per la truffa, è emerso, era stata attivata presso un internet point di Forcella, a Napoli, ed era intestata a un cittadino pakistano residente nel capoluogo campano. Il conto corrente su cui era confluito il bonifico risultava aperto online all’insaputa del pensionato, utilizzando una tessera sanitaria autentica – rubata durante il borseggio – e una carta d’identità apparentemente rilasciata dal Comune di Taranto, ma in realtà contraffatta.

Determinante è stata la certificazione prodotta dal difensore: il Comune di Taranto ha attestato di non aver mai emesso la carta d’identità con quel numero. Inoltre, contrariamente a quanto risultava agli atti iniziali, l’anziano aveva sporto regolare denuncia per il furto dei documenti oltre un anno prima della presunta truffa, avvenuto a bordo della metro linea B di Roma, nel tratto da Termini a Eur Palasport.

Alla luce delle nuove prove documentali introdotte in dibattimento, il giudice togato Claudio Curtò del Tribunale di Cosenza ha stabilito che il reato è stato commesso da un soggetto ignoto, il quale ha utilizzato nome, immagine e dati personali dell’imputato a sua insaputa. Accogliendo la richiesta della difesa, il giudice ha quindi assolto l’anziano “perché non lo ha commesso”.

Questa vicenda, emblematica e inquietante, mostra come il furto d’identità non sia soltanto una frode economica, ma un rischio capace di generare conseguenze giudiziarie gravi per vittime ignare. Un monito per le istituzioni e per i cittadini: la tutela dei dati personali e l’attenzione investigativa non sono optional, ma presìdi indispensabili di giustizia.