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La furia del mare a Paola: crolla la strada, i binari ferroviari ancora resistono (VIDEO)

Mareggiate sempre più violente nella zona Pagnotta: a rischio stabilimenti balneari e infrastruttura ferroviaria. Cresce l’allarme per la sicurezza della linea

PAOLA (Cs) – L’erosione costiera torna a farsi emergenza lungo il Tirreno cosentino e riporta sotto i riflettori una delle aree più delicate del litorale di Paola. Nella zona del lungomare nord, in località Pagnotta, un sopralluogo definito di particolare rilievo è stato effettuato da personale delle Ferrovie, chiamato a verificare le condizioni di un tratto costiero da tempo sottoposto alla pressione di mareggiate sempre più frequenti e aggressive.

Un intervento che non nasce dal caso, ma dalla necessità di prendere atto di una situazione che da fenomeno stagionale si è trasformata in una criticità strutturale. Il mare avanza, la costa arretra e, con essa, cresce il rischio per ciò che su quella fascia litoranea insiste da decenni: stabilimenti balneari, viabilità secondaria e soprattutto la linea ferroviaria, asse strategico per la mobilità regionale e nazionale.

Le mareggiate che negli ultimi anni hanno colpito il tratto nord del litorale paolano hanno progressivamente eroso la spiaggia, riducendo drasticamente la naturale fascia di protezione tra il mare e le infrastrutture. Onde violente, mare grosso e correnti persistenti hanno scavato il litorale, portando via metri di sabbia e mettendo a nudo tratti sempre più ampi di costa. Oggi è crollata una strada, domani potrebbero sbriciolarsi i binari ferroviari.

Il fenomeno dell’erosione costiera, ben noto lungo gran parte del Tirreno calabrese, in questa zona assume infatti contorni particolarmente preoccupanti per la prossimità della ferrovia al mare. In alcuni punti, la distanza tra la linea dei binari e il fronte marino si è ridotta sensibilmente, rendendo evidente come il rischio non sia più teorico ma concreto.

Il sopralluogo effettuato dal personale delle Ferrovie si inserisce in questo contesto di crescente allarme. Tecnici e operatori hanno verificato lo stato dei luoghi, valutando l’impatto delle mareggiate sull’assetto costiero e sulle opere di protezione esistenti, laddove presenti.

L’attenzione si concentra in particolare sulla stabilità del sedime ferroviario, che potrebbe risentire in modo significativo dell’azione combinata di erosione marina e infiltrazioni. Un eventuale danneggiamento dei binari non rappresenterebbe soltanto un problema tecnico, ma avrebbe ripercussioni rilevanti sulla sicurezza della circolazione e sulla continuità del servizio lungo una delle principali direttrici ferroviarie del Mezzogiorno, dove si parla di Alta Velocità e ancora si pensa al Ponte sullo Stretto.

A pagare il prezzo più immediato dell’avanzata del mare sono anche le strutture balneari private che insistono lungo il tratto di costa interessato. Molti operatori segnalano da tempo danni, arretramenti forzati e difficoltà a programmare investimenti in assenza di certezze sulla tenuta del litorale.

La questione non è solo ambientale o infrastrutturale, ma anche economica e sociale. Il turismo balneare rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia locale e la perdita di tratti di spiaggia compromette l’attrattività del territorio, con effetti a catena su occupazione e indotto.

Il punto centrale resta l’assenza di interventi risolutivi capaci di arginare la violenza del mare. Negli anni si sono susseguiti studi, progetti e ipotesi di difesa costiera, ma spesso senza un approccio organico e di lungo periodo. Barriere soffolte, ripascimenti, opere di protezione rigida o mista: soluzioni che richiedono risorse, pianificazione e una visione complessiva che tenga insieme sicurezza, ambiente e sviluppo.

La politica regionale parla tanto e vive prevalentemente di cerimonie, ma senza un’azione efficace e coordinata, il rischio è che l’erosione continui a erodere non solo la costa, ma anche la capacità del territorio di difendere le proprie infrastrutture strategiche.

Il sopralluogo delle Ferrovie rappresenta un segnale importante, ma non sufficiente. Serve un cambio di passo che trasformi le verifiche tecniche in decisioni operative, coinvolgendo istituzioni locali, Regione e governo centrale. La difesa della costa non può più essere affrontata come emergenza episodica, ma come priorità strutturale.

Il mare non aspetta i tempi della burocrazia. E se non si pone freno alla sua forza con interventi adeguati, il rischio è che a pagare il conto siano, ancora una volta, infrastrutture, economia e sicurezza collettiva.