CETRARO (Cs) – Non chiamateli semplicemente tributi. Per il Partito Democratico di Cetraro quella dei consorzi di bonifica è diventata una vera e propria “persecuzione fiscale” ai danni di agricoltori e famiglie. Durante l’ultimo incontro politico del circolo locale, svoltosi in coordinamento con le altre sezioni del Tirreno cosentino, il giudizio è stato unanime: siamo di fronte a richieste di pagamento non solo ingiuste, ma giuridicamente infondate.

A mettere i puntatori sulle criticità legali è stato Graziano Di Natale. Il dirigente dem, carte alla mano, ha smontato la legittimità di molti dei ruoli emessi negli ultimi anni, ricordando come esistano già diverse sentenze passate in giudicato che danno ragione ai contribuenti. Il punto nodale è sempre lo stesso: i consorzi chiedono soldi per servizi e manutenzioni che, troppo spesso, restano solo sulla carta.

Ma la rabbia del PD si sposta dal piano tecnico a quello politico quando si parla della Regione Calabria. L’accusa è pesante: la creazione dell’Unione Regionale Consortile non sarebbe altro che un escamotage per “aggirare” i tribunali e continuare a inviare cartelle esattoriali nonostante i pareri contrari dei giudici. «Un accanimento che offende la dignità dei calabresi», hanno tuonato i rappresentanti del circolo.

Adesso la battaglia si sposta nelle aule istituzionali. Il PD ha già annunciato che porterà la questione nel prossimo Consiglio comunale di Cetraro, chiedendo una presa di posizione netta a tutela dei cittadini. L’obiettivo è creare un fronte comune nel Tirreno, seguendo la scia di quanto già fatto dai comuni di Verbicaro e Grisolia, che si sono mossi per arginare quella che viene definita senza mezzi termini come un’azione «nefasta» per l’economia agricola del territorio.

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