Il tribunale di Catanzaro

CATANZARO – Il Tribunale di Catanzaro chiude il procedimento penale a carico di Giuseppe Galati con una decisione destinata a incidere in modo significativo sul dibattito pubblico che, negli ultimi anni, ha accompagnato la vicenda della Fondazione Calabresi nel Mondo. Al termine del dibattimento, i giudici hanno pronunciato sentenza di assoluzione con formula ampia per uno dei capi d’imputazione e disposto il non luogo a procedere per l’altro.

La pubblica accusa aveva chiesto la condanna a cinque anni di reclusione. La decisione del collegio ribalta l’impostazione accusatoria e ridisegna il quadro giudiziario della vicenda.

Al centro del procedimento vi era, in particolare, la contestazione relativa alla presunta distrazione di fondi pubblici per finalità personali nell’ambito della gestione della Fondazione Calabresi nel Mondo, ente istituito con l’obiettivo di mantenere e rafforzare i legami tra la Calabria e le comunità di emigrati all’estero.

Uno dei punti nevralgici dell’accusa riguardava la stipula di un contratto di locazione che, secondo l’ipotesi prospettata dalla Procura, avrebbe determinato un vantaggio esclusivo per l’allora presidente dell’ente.

Su questo aspetto si è concentrata buona parte del dibattimento. Le risultanze processuali, hanno portato il Tribunale a escludere la sussistenza delle condotte contestate.

I giudici avrebbero escluso sia l’appropriazione di risorse pubbliche sia l’esistenza di un beneficio personale riconducibile a Galati. L’operato dell’allora presidente si sarebbe mantenuto entro il perimetro delle finalità istituzionali dell’ente, senza violazione dei vincoli di destinazione delle risorse regionali né indebite interferenze nella gestione amministrativa.

La vicenda giudiziaria aveva avuto riflessi anche sul piano politico, considerato il ruolo pubblico ricoperto da Galati, già parlamentare della Repubblica oltre che presidente della Fondazione. La sentenza del Tribunale di Catanzaro interviene ora a definire in via giudiziaria un capitolo che aveva sollevato interrogativi sulla gestione delle risorse pubbliche destinate ai calabresi nel mondo.

Resta naturalmente aperta la possibilità di ulteriori sviluppi sul piano processuale, qualora la Procura dovesse valutare iniziative nei termini di legge. Ma, allo stato, la decisione segna un punto fermo: per i giudici, le condotte contestate non integrano responsabilità penale.