COSENZA – Un segnale atteso e, per molti versi, necessario. Il nuovo concorso pubblico per l’assunzione di 349 infermieri, bandito da Azienda Zero, riaccende le speranze di chi guarda alla sanità calabrese come a un sistema da ricostruire partendo dalle persone. A salutare con soddisfazione l’iniziativa è l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cosenza, che intravede nel bando non solo una risposta a una carenza strutturale, ma l’avvio di una strategia di medio periodo capace di invertire la rotta della migrazione professionale.
Per l’OPI, il concorso rappresenta “molto più di un primo passo”. Così lo definisce il presidente provinciale e regionale, Fausto Sposato, ricordando come la scarsità di personale infermieristico sia una criticità denunciata da anni. La procedura, articolata in una fase di mobilità seguita dal concorso pubblico, punta infatti a favorire il rientro in Calabria di professionisti oggi impiegati fuori regione, intercettando competenze formate altrove e restituendole al territorio.
Il dato numerico – 349 posti – è solo una parte della storia. Secondo Sposato, la vera portata del bando risiede nella durata triennale delle graduatorie: un meccanismo che consentirà chiamate progressive ben oltre il contingente iniziale. «Chi ritiene che i posti siano pochi – osserva – trascura che la validità triennale permetterà di assorbire molti più infermieri nel tempo». Una scelta che introduce flessibilità e continuità nelle assunzioni, evitando l’effetto “una tantum” di iniziative isolate.
La combinazione tra mobilità e concorso apre, inoltre, una finestra concreta per i numerosi infermieri precari già in servizio nelle strutture calabresi. Per l’Ordine, si tratta di un patrimonio professionale da valorizzare, non di una soluzione temporanea da tollerare. La possibilità di partecipare al concorso, continuando nel frattempo a garantire l’assistenza, rappresenta un passaggio chiave verso la stabilizzazione e il necessario ricambio generazionale.
In questo quadro, il bando assume una valenza sistemica: rafforzare gli organici significa migliorare la qualità delle cure, ridurre il sovraccarico di lavoro e rendere più attrattivo il sistema sanitario regionale per chi oggi guarda altrove per costruire il proprio futuro professionale.
Il passaggio più politico – nel senso più alto del termine – è il messaggio rivolto agli infermieri calabresi che lavorano fuori regione. «È il momento di tornare a casa», afferma Sposato, invitando a considerare il concorso come un’opportunità concreta, non come una promessa astratta. Il rientro delle competenze, sottolinea l’OPI, non è solo una questione occupazionale: è una leva per colmare divari territoriali e restituire fiducia a un sistema che ha pagato un prezzo elevato in termini di “fuga dei cervelli”.
Particolare attenzione è riservata ai neolaureati, molti dei quali conseguiranno il titolo nelle prossime settimane. Per evitare esclusioni legate ai tempi tecnici di iscrizione all’albo, l’Ordine ha programmato sessioni straordinarie dei Consigli direttivi, finalizzate al rilascio rapido del numero di iscrizione necessario a partecipare al concorso. «Vogliamo che nessuno resti indietro», ribadisce il presidente, assicurando un supporto organizzativo puntuale.
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