CROSIA (Cs) – La crisi politica che attraversa il Comune di Mirto-Crosia esce definitivamente dalla dimensione delle polemiche social e approda sul terreno istituzionale (https://www.calabriainchieste.it/2026/02/12/crosia-replica-dei-tre-consiglieri-al-sindaco-accuse-infondate-e-clima-istituzionale-compromesso/).
Dopo la dichiarazione formale con cui tre consiglieri hanno comunicato l’uscita dalla maggioranza che sostiene il sindaco, il gruppo consiliare di minoranza CambiaVento rompe gli indugi e chiede un chiarimento pubblico, ufficiale e immediato sulla tenuta dell’amministrazione.
A intervenire è Massimiliano Morello, rappresentante del gruppo CambiaVento, che in una nota articolata mette da parte le ricostruzioni circolate nei giorni scorsi sui social – comprese quelle relative a un presunto complotto per lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale – per concentrarsi su ciò che definisce “un dato inconfutabile”: il sindaco, allo stato attuale, non risulterebbe più sorretto da una maggioranza numerica in Consiglio.
Morello chiarisce subito il perimetro del suo intervento. Non lo interessano eventuali interlocuzioni informali tra la prima cittadina ed esponenti della minoranza, né il contenuto di tali colloqui. Il punto, sottolinea, è esclusivamente politico-istituzionale e riguarda due quesiti fondamentali che, a suo avviso, meritano una risposta chiara e rapida davanti all’intera cittadinanza: esiste ancora una maggioranza consiliare a sostegno del sindaco? E, se sì, coincide con quella uscita dalle urne nelle elezioni amministrative del giugno 2024 o è cambiata nel frattempo?
Domande che, secondo CambiaVento, non possono più essere eluse. Il contesto, infatti, è quello di un paese “ormai in ginocchio”, penalizzato – si legge nella nota – da una instabilità politica che avrebbe caratterizzato la maggioranza sin dai primi mesi di mandato, producendo un effetto paralizzante sull’azione amministrativa. Un giudizio netto, che fotografa un disagio politico ormai evidente anche al di fuori delle aule consiliari.
Per questo Morello insiste su un punto metodologico: qualunque risposta a questi interrogativi dovrà arrivare esclusivamente in Consiglio comunale, definito non a caso “il massimo organo rappresentativo”. Solo una discussione pubblica e trasparente, sostiene, potrà dissipare i dubbi emersi negli ultimi giorni, sia all’interno della maggioranza sia tra i banchi dell’opposizione.
È in questo quadro che matura l’annuncio politicamente più rilevante: la presentazione di una mozione di sfiducia. Morello fa sapere di aver già informato, in via interlocutoria, il capogruppo di Forza Italia e di essere pronto a chiedere la sottoscrizione della mozione sia ai consiglieri forzisti sia ai tre consiglieri che hanno formalizzato l’uscita dalla maggioranza con il documento depositato al protocollo dell’ente.
Una precisazione, però, viene ribadita con forza: la mozione non nasce con l’obiettivo di “mandare a casa il sindaco”. Quella, afferma Morello, sarebbe una questione interna alla maggioranza. L’iniziativa mira invece a verificare ufficialmente se esista ancora una maggioranza nei numeri o se, al contrario, si sia formata una configurazione politica diversa da quella scelta dagli elettori.
La richiesta di chiarezza viene rivendicata come un dovere nei confronti dei cittadini di Mirto-Crosia, chiamati a comprendere senza ambiguità quale sia oggi l’assetto reale del Consiglio comunale. Niente “manovre nella nebbia”, insiste Morello, ma assunzione di responsabilità alla luce del sole da parte di tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza.
Dal punto di vista procedurale, la mozione – una volta raggiunto il quorum necessario – conterrà l’esplicita richiesta al presidente del Consiglio di procedere, ai sensi dell’articolo 52 del Testo unico degli enti locali, alla convocazione tempestiva di un Consiglio comunale straordinario, nel quale la questione venga discussa pubblicamente.
La vicenda segna un passaggio cruciale per la vita politica di Mirto-Crosia. In gioco non c’è solo la sorte di un’amministrazione, ma il principio stesso di trasparenza democratica. In una fase storica in cui la sfiducia verso le istituzioni cresce, riportare il confronto nelle sedi proprie e chiarire i rapporti di forza diventa un atto dovuto. La parola, ora, passa al Consiglio comunale.









































