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Piazza Bilotti, sentenza di primo grado: due condanne e assoluzione per l’ex sindaco Mario Occhiuto

Si chiude il processo “Piazza Sicura”: il tribunale di Cosenza assolve l’ex primo cittadino e altri imputati, condannati il direttore dei lavori e il collaudatore

Piazza Bilotti

COSENZA – Dopo anni di indagini, udienze e confronti serrati in aula, arriva la parola fine sul processo “Piazza Sicura”, scaturito dall’inchiesta sui lavori di riqualificazione di Piazza Bilotti, uno degli interventi urbanistici più simbolici della città di Cosenza. La sentenza di primo grado del tribunale ha ridisegnato il perimetro delle responsabilità, con due condanne e una lunga serie di assoluzioni, tra cui quella dell’ex sindaco Mario Occhiuto.

Il procedimento trae origine dall’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dalla Guardia di finanza, che aveva coinvolto pubblici amministratori, dirigenti, professionisti e imprenditori. A vario titolo, agli imputati venivano contestati reati di falso materiale e ideologico in atti pubblici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e irregolarità connesse al certificato di collaudo.

Al centro dell’inchiesta, la procedura di collaudo dei lavori di riqualificazione e rifunzionalizzazione ricreativo-culturale di Piazza Bilotti, inaugurata il 17 dicembre 2016. Secondo l’accusa, sarebbero stati posti in essere diversi falsi documentali finalizzati a ottenere finanziamenti per opere complementari e il rilascio del certificato di collaudo.

Le ipotesi accusatorie si concentravano, in particolare, sulla presenza di documentazione che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata depositata in un momento antecedente al collaudo effettivo delle opere. Un nodo tecnico, ma cruciale, che ha animato il dibattimento e acceso il confronto tra accusa e difesa sull’effettiva portata delle irregolarità contestate.

All’esito della camera di consiglio, il tribunale di Cosenza in composizione collegiale – presieduto da Carmen Ciarcia, con i giudici a latere Iole Vigna e Stefania Antico – ha pronunciato una sentenza articolata.

Sono stati assolti Mario Occhiuto, Francesco Tucci, Ottavio Giorgio Barbieri, Gianluca Guarnaccia, Carlo Pecoraro, Francesco Converso, Francesco Stellato, Raffaella Angotti, Carlo Vernetti e Antonino Alvaro.

Il collegio ha inoltre dichiarato il non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, nei confronti di Francesco Tucci e Antonino Alvaro relativamente a uno dei capi di imputazione, e di Antonio Raffaele Ferraro e Pasquale Torchia per un ulteriore capo d’accusa.

Restano, tuttavia, due condanne significative. Il tribunale ha inflitto a Francesco Tucci la pena di quattro anni e sei mesi di reclusione per i reati contestati ai capi 3) e 5), e ad Antonino Alvaro tre anni e sei mesi per il reato di cui al capo 3).

Tucci, all’epoca dei fatti, ricopriva il ruolo di direttore dei lavori, mentre Alvaro operava come collaudatore. I capi di imputazione che hanno retto al vaglio dei giudici fanno riferimento alla relazione propedeutica al certificato di collaudo, depositata presso il Comune di Cosenza e l’ex Genio Civile, oggi servizio tecnico regionale. In questo contesto si innesta l’accusa di falso, legata alla tempistica di deposito di alcuni atti.

Il processo ha visto impegnato un articolato collegio difensivo, composto, tra gli altri, dagli avvocati Franco Sammarco, Anna Spada, Franco Locco, Nicola Rendace, Francesco Muscatello, Marco Facciolla, Vincenzo Adamo, Pierpaolo Principato, Nicola Carratelli, Francesco Gelsomino, Gregorio Barba, Massimo Zicarelli e Andrea Abbagnano.

La sentenza di primo grado su Piazza Bilotti restituisce un quadro complesso, nel quale convivono assoluzioni, prescrizioni e condanne. Un esito che, al di là delle singole posizioni, riporta al centro il tema della trasparenza nelle grandi opere pubbliche e del delicato equilibrio tra responsabilità amministrativa e accertamento penale. In attesa delle motivazioni e degli eventuali sviluppi nei successivi gradi di giudizio, il caso resta un passaggio emblematico nel rapporto tra giustizia, politica e gestione della cosa pubblica.