PASTORANO (Caserta) – Un altro colpo inferto al traffico illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi, territorio simbolo di una battaglia che dura da decenni. Nei giorni scorsi, su disposizione del procuratore capo Pierpaolo Bruni, magistrato calabrese già alla guida della Procura di Paola, è scattato un nuovo blitz che ha portato al sequestro di un capannone industriale nel Casertano, adibito alla lavorazione e allo stoccaggio di ingenti quantitativi di rifiuti tessili.
L’intervento rientra in un più ampio piano di controlli mirati al contrasto dell’illecita gestione dei rifiuti da parte delle cosiddette filiere produttive “a rischio”, condotto con il coordinamento della Prefettura di Caserta. A eseguire il sequestro sono stati i finanzieri del Comando provinciale di Caserta, che hanno posto i sigilli a un opificio di circa 1.200 metri quadrati situato nel Comune di Pastorano.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il capannone era utilizzato come luogo di lavorazione e deposito da una società di recente costituzione, con sede a Somma Vesuviana, formalmente operante nel commercio all’ingrosso di abbigliamento e accessori. All’interno sono stati rinvenuti circa 170 tonnellate di rifiuti tessili, classificati come rifiuti speciali non pericolosi, insieme a materiali plastici e cartacei, oltre ad attrezzature e mezzi da lavoro.
L’analisi del materiale stoccato, effettuata dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Capua a seguito di una segnalazione della Polizia municipale di Pastorano, ha consentito di delineare un quadro ben più complesso di quanto apparisse inizialmente. Gli investigatori hanno rilevato la presenza, seppur in fase embrionale, di balle di indumenti usati provenienti dalla raccolta nei centri urbani. Si tratta di materiali che, in assenza dei previsti processi di selezione, sanificazione e igienizzazione, non possono essere considerati semplici rifiuti tessili, ma rientrano a pieno titolo nella categoria dei rifiuti, con obblighi stringenti sul piano ambientale.
A rafforzare l’impianto accusatorio è stata l’analisi della documentazione esibita dalla società controllata: l’azienda risultava priva delle necessarie autorizzazioni ambientali per il trattamento dei rifiuti, nonostante fosse già stato avviato l’impianto di messa in riserva e recupero di rifiuti non pericolosi, ora oggetto di sequestro. Ulteriore elemento critico, l’assenza del certificato di prevenzione incendi, requisito essenziale per strutture di questo tipo, considerati i rischi connessi allo stoccaggio di grandi volumi di materiale infiammabile.
Il rappresentante legale della società, un trentenne originario dell’area napoletana, è stato deferito all’autorità giudiziaria per il reato di illecita gestione di rifiuti e per la mancata dotazione del certificato di prevenzione incendi. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e per ricostruire la filiera di provenienza e destinazione dei rifiuti, un passaggio cruciale per comprendere l’estensione del fenomeno.
L’operazione si inserisce in una strategia repressiva e preventiva che la Procura di Santa Maria Capua Vetere sta portando avanti con continuità, in un’area ad altissima densità di criticità ambientali. La Terra dei Fuochi resta un laboratorio a cielo aperto delle distorsioni di un’economia parallela che, dietro l’apparente normalità di attività commerciali lecite, cela spesso pratiche irregolari e pericolose per l’ambiente e la salute pubblica.
Il nuovo sequestro conferma come la lotta ai traffici illeciti richieda un presidio costante del territorio, competenze investigative specialistiche e una stretta sinergia tra istituzioni. In un’area segnata da ferite profonde, ogni intervento non è solo un’azione repressiva, ma anche un segnale di legalità. La sfida, oggi più che mai, è trasformare questi blitz in un argine stabile contro un sistema che prospera sull’opacità e sull’assenza di controlli.









































