SAN LUCIDO (Cs) – Un consiglio comunale atteso, ma povero di risposte. È questo il giudizio espresso dal gruppo consiliare di minoranza Avanti San Lucido sull’assise del 10 febbraio scorso, convocata per fare chiarezza sulla situazione dell’ex ONPI, la struttura socio-assistenziale al centro di una vicenda che sta assumendo i contorni di una vera emergenza sociale. Sullo sfondo, la revoca dell’accreditamento da parte dell’Ambito territoriale alla società che gestiva la struttura, con conseguenze pesanti e immediate per lavoratori e famiglie.
Secondo quanto denunciato dalle consigliere Roberta Provenzano e Dorina Ambrosi, l’informativa fornita dal sindaco in sede di civico consesso non avrebbe chiarito i nodi principali della crisi, limitandosi a una ricostruzione delle criticità imputate al gestore, senza però spiegare perché l’amministrazione comunale non sia intervenuta per tempo per evitare l’attuale stallo, nonostante gli accorati appelli della minoranza, risalenti nel tempo.
Il quadro che emerge è allarmante. La revoca dell’accreditamento mette infatti a repentaglio oltre venti posti di lavoro e impone alle famiglie di circa trenta degenti di trovare, entro la fine di febbraio, una nuova collocazione in altre strutture di cura. Una prospettiva che genera comprensibile preoccupazione, soprattutto considerando la fragilità degli ospiti coinvolti e le difficoltà oggettive nel reperire soluzioni alternative in tempi così ristretti.
Eppure, sottolinea Avanti San Lucido, si tratta di un epilogo tutt’altro che imprevedibile. Già nel dicembre 2024, nel corso di un consiglio comunale richiesto proprio dalla minoranza, Provenzano e Ambrosi avevano sollevato formalmente la questione ONPI, chiedendo la convocazione di un tavolo tecnico dedicato. L’obiettivo era individuare possibili soluzioni per scongiurare la perdita dell’accreditamento e garantire continuità assistenziale e occupazionale.
Quella richiesta, ricordano le consigliere, venne rigettata. In quella sede non furono fornite risposte concrete né prospettate alternative credibili. Oggi, a distanza di pochi mesi, quelle che allora apparivano come “previsioni nefaste” si sono trasformate in una realtà con cui la comunità è costretta a fare i conti.
Il consiglio comunale di febbraio, secondo la minoranza, non ha segnato un cambio di passo. Il primo cittadino avrebbe elencato una serie di problematiche e responsabilità attribuite alla società di gestione, senza però chiarire perché l’amministrazione non abbia agito con la necessaria tempestività, ad esempio recidendo un contratto ritenuto non valido o predisponendo per tempo un’alternativa per pazienti e lavoratori. Una gestione definita “negligente” che avrebbe lasciato decine di persone in una condizione di precarietà protratta negli anni.
Ancora più preoccupante, sempre secondo Avanti San Lucido, è l’assenza di indicazioni sul futuro. Nessuna soluzione concreta, nessun cronoprogramma, nessuna rassicurazione su ciò che accadrà nelle prossime settimane. Un vuoto decisionale che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già delicata.
La crisi dell’ONPI, inoltre, si inserisce in un contesto amministrativo più ampio che la minoranza giudica bloccato. Nei giorni scorsi, il gruppo consiliare ha protocollato una richiesta formale di accesso agli atti e di risposta scritta per fare luce sullo stallo del Piano strutturale comunale (PSC), fermo di fatto dal 2019. Un altro tema, sottolineano, di cui “nessuno parla da anni”, ma che incide in modo significativo sulla programmazione e sul futuro del territorio.
La vicenda ONPI solleva dunque interrogativi che vanno oltre il singolo caso. Chiama in causa il ruolo della prevenzione amministrativa, la capacità di intercettare per tempo i segnali di crisi e la responsabilità di tutelare i soggetti più deboli. In una comunità come San Lucido, la gestione dei servizi socio-assistenziali non può essere affidata all’improvvisazione o rinviata fino al punto di non ritorno.
Quando le emergenze diventano improvvise solo perché ignorate a lungo, il prezzo lo pagano sempre gli stessi: lavoratori, famiglie, persone fragili. Ed è su questo terreno che, oggi, si misura la credibilità delle istituzioni locali.









































