La Direzione investigativa Antimafia

ISOLA CAPO RIZZUTO (KR) – Un’azione repressiva mirata, capillare, condotta all’alba. A Isola Capo Rizzuto i Carabinieri hanno eseguito sette arresti nei confronti di altrettante persone indagate, a vario titolo, per estorsione, turbata libertà degli incanti e danneggiamento, con l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose. I provvedimenti, emessi dal giudice per le indagini preliminari distrettuale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, segnano un nuovo passaggio nella strategia di contrasto alle infiltrazioni criminali nell’economia e negli appalti pubblici del Crotonese.

L’operazione è stata eseguita dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Crotone, con il supporto dei Comandi provinciali di Crotone, Catanzaro e Cosenza. A rafforzare il dispositivo, anche unità specialistiche: il Nucleo cinofili, l’8° Elinucleo e lo Squadrone eliportato “Cacciatori” Calabria di Vibo Valentia. Un dispiegamento che restituisce la dimensione e la complessità dell’intervento, calibrato su un territorio da tempo osservato per i rischi di condizionamento criminale.

Secondo l’impianto accusatorio, le condotte contestate avrebbero inciso su dinamiche economiche e amministrative sensibili, con pressioni estorsive e interferenze nelle procedure di gara. Il ricorso al metodo mafioso – contestato come aggravante – non si esaurirebbe nella violenza esplicita, ma includerebbe un sistema di intimidazione diffusa, idoneo a orientare scelte, escludere concorrenti sgraditi e imporre regole parallele rispetto a quelle di mercato. Un copione già visto, ma che ogni volta assume tratti specifici legati ai contesti locali.

L’inchiesta, coordinata dalla Dda, si inserisce in una linea investigativa che mira a interrompere i canali di penetrazione della criminalità organizzata negli appalti e nelle attività produttive. La turbata libertà degli incanti – reato centrale nelle contestazioni – è una spia rilevante: colpisce il cuore della concorrenza e altera il corretto impiego delle risorse pubbliche, producendo effetti che si riverberano sulla qualità delle opere e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Particolare attenzione, nelle indagini, sarebbe stata riservata alla ricostruzione dei rapporti tra gli indagati e al contesto ambientale in cui sarebbero maturate le condotte. Le attività tecniche e gli accertamenti sul territorio avrebbero consentito di delineare un quadro indiziario ritenuto solido dall’autorità giudiziaria, tanto da giustificare l’adozione delle misure cautelari. Come sempre in questa fase, vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva: un principio cardine dello Stato di diritto che accompagna ogni procedimento penale.

Il coordinamento tra reparti territoriali e unità speciali conferma un approccio integrato. I “Cacciatori”, in particolare, rappresentano una risorsa consolidata nelle operazioni ad alto impatto in contesti complessi; l’uso di assetti aerei e cinofili amplia la capacità di intervento e di controllo dell’area. È la tradizione investigativa che si rinnova con strumenti moderni, mantenendo una continuità di metodo: presidio, conoscenza del territorio, tempestività.