CIRÒ (Kr) – Non una semplice visita pastorale, ma un momento di forte valore simbolico e identitario. La comunità di Cirò ha accolto domenica 15 febbraio il vescovo di Diocesi di Crotone-Santa Severina, Alberto Torriani, in una Messa solenne che si è trasformata in occasione di riflessione condivisa sul rapporto tra fede, storia e coscienza collettiva. Un incontro vissuto come segno di unità, capace di intrecciare dimensione religiosa e istituzionale, memoria del passato e visione del futuro.
Al termine della celebrazione, il sindaco Mario Sculco ha voluto suggellare il momento con un gesto dal forte richiamo simbolico: la donazione al vescovo di un astrolabio, realizzato dal maestro orafo Mimmo Cozza. Non un semplice omaggio, ma un segno carico di significato, che richiama direttamente la tradizione scientifica e culturale cirotana e, in particolare, la figura di Luigi Lilio.
L’astrolabio, antico strumento di misurazione celeste, diventa così metafora di un’eredità che unisce scienza e spiritualità, conoscenza e visione. È il simbolo di una comunità che riconosce nel sapere e nella fede due dimensioni non contrapposte, ma complementari, capaci di orientare il cammino umano e civile. Un messaggio che trova radici profonde nella storia di Cirò, terra che ha dato i natali allo scienziato-astronomo autore della riforma del calendario giuliano.
Nel suo indirizzo di saluto, il sindaco ha richiamato con orgoglio la figura di Luigi Lilio, noto anche come Aloysius Lilius, nato nel 1510 a Psycròn, l’attuale Cirò. Lilio è riconosciuto nella mappatura ufficiale regionale come marcatore identitario distintivo universale della Calabria, per il contributo scientifico che ha cambiato la misura del tempo. Fu infatti il progettista della riforma entrata in vigore il 15 ottobre 1582 con la bolla Inter Gravissimas di Papa Gregorio XIII, che corresse l’errore del calendario giuliano – pari a circa undici minuti e quattordici secondi annui – riportando l’equinozio di primavera al 21 marzo e introducendo il nuovo sistema degli anni bisestili. Un intervento che ha ordinato il tempo civile di gran parte del mondo e che, ancora oggi, scandisce la vita delle nazioni.
Accanto alla dimensione scientifica, la celebrazione ha richiamato anche la profonda radice spirituale della comunità cirotana, incarnata nella figura di San Nicodemo Abate, patrono della città. Monaco basiliano del X secolo, San Nicodemo rappresenta una delle espressioni più alte della tradizione monastica orientale in Calabria. La sua memoria non è soltanto oggetto di devozione, ma elemento vivo di identità collettiva, capace di alimentare valori di coesione, contemplazione e senso di appartenenza.
Nel suo intervento, il sindaco Sculco ha voluto sottolineare proprio questo intreccio tra scienza e fede, tra razionalità e spiritualità, come cifra distintiva della storia locale. Un’eredità che, lungi dall’essere relegata al passato, continua a offrire spunti per il presente e per il futuro, soprattutto in una fase storica in cui le comunità sono chiamate a riscoprire le proprie radici per affrontare le sfide del cambiamento.
Rivolgendosi direttamente al vescovo Torriani, il primo cittadino ha espresso il desiderio di un cammino condiviso tra istituzioni civili e comunità ecclesiale. “Questa comunità si stringe intorno a Lei con affetto, stima e speranza per un futuro migliore”, ha affermato, auspicando una collaborazione fondata sul dialogo e sul servizio alla persona, con particolare attenzione ai più fragili. Un messaggio che va oltre il protocollo e richiama una responsabilità comune nel costruire coesione sociale e attenzione al bene comune.
La visita del vescovo lascia così a Cirò un segno che va oltre la giornata celebrativa. È il richiamo a una identità che si nutre di memoria, ma guarda avanti; che riconosce nella fede e nella cultura due strumenti per orientarsi nel tempo, proprio come l’astrolabio donato: uno strumento antico, ma ancora capace di indicare la direzione.









































