CATANZARO – L’emergenza carenza di personale sanitario trova una prima risposta normativa. La Camera dei Deputati ha approvato, con la riformulazione proposta dal Governo, l’emendamento al Decreto Milleproroghe presentato dal deputato Francesco Cannizzaro, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera.

Il provvedimento consente, su base volontaria, il trattenimento in servizio dei medici ospedalieri fino ai 72 anni per tutto il 2026 e, parallelamente, proroga la possibilità di richiamare in servizio con contratti temporanei i dirigenti medici già in pensione che non abbiano ancora compiuto la stessa età, comunque non oltre il 31 dicembre 2026.

Una misura ponte, pensata per arginare l’“emorragia” di camici bianchi che sta mettendo sotto pressione ospedali e reparti in molte aree del Paese. Il riferimento, non solo simbolico, è a contesti come Polistena e Locri, dove il rischio di riduzioni dell’offerta sanitaria ha acceso l’allarme delle comunità locali e degli amministratori.

«Avevamo assunto un impegno ben preciso il 7 gennaio, sotto la pioggia davanti allo spoke di Polistena: trovare una soluzione per evitare che molti ospedali andassero in difficoltà e alcuni reparti addirittura chiudessero i battenti», ha dichiarato Cannizzaro. Un impegno che, a suo dire, è stato onorato «poco più di un mese dopo», grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto il deputato Giovanni Arruzzolo, il presidente della Regione Roberto Occhiuto, il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo e i consiglieri Giacomo Crinò e Domenico Giannetta.

Nel merito, la norma introduce due leve complementari. La prima riguarda il prolungamento volontario dell’attività per i medici ospedalieri che raggiungono i requisiti di quiescenza, consentendo alle aziende sanitarie di trattenere professionalità esperte in una fase di transizione. La seconda prevede il richiamo, sempre su istanza degli interessati, dei dirigenti medici già pensionati ma non ancora settantaduenni, attraverso contratti temporanei. In entrambi i casi, la scadenza è fissata al 31 dicembre 2026, a sottolineare il carattere temporaneo e straordinario dell’intervento.

La ratio è chiara: garantire continuità assistenziale, evitare interruzioni di servizi essenziali e guadagnare tempo in attesa che le politiche strutturali di reclutamento e formazione producano effetti. Un approccio pragmatico, che non altera i percorsi ordinari ma consente alle aziende ospedaliere di fronteggiare una fase critica senza ricorrere a soluzioni emergenziali più drastiche.

«Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto – ha aggiunto Cannizzaro – perché tamponiamo un’emorragia, dando intanto una risposta rapida e concreta ai territori». Il riferimento è alle istanze provenienti dal basso: comitati spontanei, personale sanitario, sindaci e amministratori locali che hanno sollecitato un intervento immediato. «Abbiamo tenuto fede a quanto detto davanti al Comitato spontaneo, al personale dell’ospedale di Polistena e ai tanti amministratori dell’Area metropolitana di Reggio Calabria che si erano interessati del problema», ha rimarcato il deputato.

Sul piano politico-istituzionale, l’approvazione dell’emendamento segnala una convergenza sulla necessità di misure flessibili in sanità, senza forzature ideologiche. La volontarietà del trattenimento e del richiamo tutela le scelte individuali dei professionisti, mentre il perimetro temporale evita di cristallizzare soluzioni emergenziali.

Al contempo, il provvedimento richiama la responsabilità delle Regioni e delle aziende sanitarie nell’utilizzare lo strumento in modo mirato, laddove le carenze di organico mettono a rischio l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza.
Resta aperta la sfida di fondo: rendere attrattivo il servizio sanitario pubblico per le nuove generazioni di medici e programmare il turn over con anticipo. Il Milleproroghe offre una boccata d’ossigeno, non una cura definitiva. Ma in sanità, come spesso accade, anche il tempo guadagnato può fare la differenza tra un reparto aperto e uno costretto a spegnere le luci.