Moses Omogo e Rosa Vespa

COSENZA – Una decisione ponderata, maturata alla luce degli atti e delle risultanze tecniche, che segna un passaggio cruciale nell’inchiesta sul rapimento della neonata Sofia. I difensori delle parti civili – i genitori e i nonni della bambina – hanno annunciato che non presenteranno opposizione alla richiesta di archiviazione nei confronti di Omogo Moses. Una scelta che, spiegano, non è una rinuncia alla ricerca della verità, ma un atto di coerenza con le conclusioni delle perizie disposte dall’autorità giudiziaria. Al centro dell’attenzione resta ora il ruolo della clinica, sul quale le indagini sono tuttora in corso.

Gli avvocati Chiara Penna, Paolo Pisani, Giorgio Raffaele Loccisano e Natasha Gardi, legali delle parti civili, hanno comunicato la decisione dopo aver esaminato la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero Bruno Antonio Tridico e aver valutato l’intero compendio probatorio. La linea difensiva, spiegano, è “pienamente coerente” con gli esiti della perizia psichiatrica disposta dal giudice per le indagini preliminari Letizia Benigno.

Il collegio peritale nominato dal Gip – Di Nunzio, Bolzoni e Costantini – ha concluso in modo chiaro, netto e concorde per la piena capacità di intendere e di volere di Rosa Vespa. Un esito che si sovrappone a quanto già accertato pochi mesi dopo i fatti dal consulente del pubblico ministero Paolo De Pasquali.
Non solo. Anche i consulenti nominati dalle parti civili – Stefano Ferracuti, Simonetta Costanzo e Flamina Bolzan – hanno espresso valutazioni convergenti: il modus operandi sarebbe stato pianificato e organizzato, attraverso strategie semplici ma determinate, finalizzate a eludere inquirenti e opinione pubblica. Un quadro che rafforza l’ipotesi dell’azione autonoma di Rosa Vespa e rende, agli occhi dei legali, non sostenibile un’opposizione all’archiviazione per Moses.

I difensori sottolineano un punto chiave: non vi è mai stato interesse a individuare ulteriori soggetti “a ogni costo” né ad alimentare processi mediatici. L’obiettivo dichiarato, sin dall’inizio, è il pieno accertamento della verità. Una posizione che richiama un approccio sobrio e istituzionale, lontano dalle scorciatoie del clamore pubblico.

Se sul versante Moses la partita sembra chiusa, resta invece centrale il capitolo relativo alla struttura sanitaria. L’attività difensiva delle parti civili proseguirà “con determinazione” in relazione alla posizione della clinica, per la quale le indagini del pubblico ministero sono ancora in corso. I legali chiedono di accertare come sia stato possibile consentire a Rosa Vespa ripetuti sopralluoghi, accessi senza adeguati controlli e, soprattutto, l’uscita indisturbata con una neonata di un solo giorno, sottratta alla madre ricoverata appena 24 ore dopo un parto cesareo.

Sono interrogativi che chiamano in causa i sistemi di vigilanza e controllo, e che potrebbero aprire scenari di responsabilità omissive. Su questi profili, assicurano i difensori, verrà mantenuta ogni iniziativa necessaria a tutela dei diritti delle persone offese.