CORIGLIANO ROSSANO (CS) – L’ultima alluvione che ha interessato la piana della Sibaritide, con l’esondazione del fiume Crati, ha riaperto una questione strutturale che il territorio conosce da tempo: l’urgenza di passare dall’emergenza alla prevenzione. I danni registrati nelle aree agricole, nelle infrastrutture e nei centri abitati mostrano quanto sia necessario affiancare agli interventi immediati un piano organico di messa in sicurezza dei corsi d’acqua, capace di reggere alle mutate condizioni idrauliche e climatiche.
A rilanciare il tema è Giuseppino Santoianni, presidente dell’Associazione italiana coltivatori, che sottolinea come «gli effetti della recente alluvione rendano evidente la necessità di ricorrere agli strumenti europei» per sostenere interventi mirati, dal rafforzamento degli argini alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei fiumi. Un richiamo che va oltre l’evento contingente e chiama in causa politiche di lungo periodo, semplificazione delle procedure e continuità degli investimenti.
La Sibaritide, del resto, non è un’area qualsiasi. È una delle zone agricole più rilevanti della Calabria e dell’intero Mezzogiorno, con un peso economico e produttivo strategico. Nel solo Comune di Corigliano-Rossano si concentrano circa 8mila ettari di agrumeti e oltre 8mila ettari di oliveti, una base produttiva che rende il territorio centrale soprattutto per l’agrumicoltura. La Calabria contribuisce infatti per circa due terzi alla produzione nazionale di clementine, e una quota significativa proviene proprio dalla piana sibaritica. Numeri che aiutano a comprendere perché ogni evento alluvionale non colpisca soltanto le aziende agricole, ma l’intera filiera e, in prospettiva, l’economia regionale.
Secondo l’Associazione italiana coltivatori, la salvaguardia del territorio e dell’ambiente richiede «procedure semplificate e strumenti capaci di garantire interventi efficaci e continuità nella manutenzione». Un’affermazione che si inserisce nel dibattito più ampio sulla gestione del rischio idrogeologico in Italia, dove troppo spesso le risorse vengono mobilitate solo dopo il danno, mentre la prevenzione resta frammentata e discontinua.
Accanto alla richiesta di un cambio di passo sul piano delle politiche pubbliche, l’Aic ha scelto di agire anche sul terreno della solidarietà concreta. «Di fronte a un’emergenza che ha ferito famiglie, imprese e territori – spiega Santoianni – abbiamo deciso di ripartire insieme alle comunità colpite». Da qui la promozione, insieme all’Associazione onlus Matteotti, di una raccolta fondi straordinaria destinata ai Comuni della Sibaritide più colpiti dall’alluvione.
Le risorse raccolte saranno indirizzate a sostenere il tessuto agricolo locale, con particolare attenzione ai piccoli imprenditori agricoli e ai coltivatori diretti, spesso i più esposti agli shock climatici e finanziari. Non solo ristori, ma anche interventi immediati per la messa in sicurezza dei territori, l’assistenza alle persone, la fornitura di beni di prima necessità e il ripristino di scuole, strutture sociali e infrastrutture danneggiate.
L’iniziativa si colloca in una tradizione di mutualismo e prossimità che ha storicamente caratterizzato il mondo agricolo italiano, soprattutto nelle fasi più critiche. «Nei momenti più difficili, ripartire insieme è la forma più autentica di solidarietà», conclude Santoianni, richiamando un senso di responsabilità collettiva che va oltre l’emergenza.
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