NAPOLI – Il mare, dopo giorni di violente mareggiate, restituisce un conto drammatico. Sulle spiagge e lungo le coste di Calabria e Sicilia sono stati rinvenuti tredici cadaveri senza nome: corpi segnati dall’acqua e dal silenzio, che riportano al centro dell’attenzione una tragedia umanitaria che non conosce tregua.
A rendere noti i dati sulla sua pagina social è il parlamentare Francesco Emilio Borrelli, che parla di un bilancio provvisorio ma già sconvolgente: «Sono in tutto 13, per il momento, i cadaveri senza nome ritrovati a riva o sulle spiagge di Calabria e Sicilia, sferzate dalle mareggiate». Un numero destinato, purtroppo, a restare aperto, perché le condizioni del mare potrebbero portare nuovi ritrovamenti.
A dare voce alla dimensione più cruda di questa tragedia è il racconto del comandante della Guardia Costiera, Giuseppe Durante, che descrive l’impatto emotivo delle operazioni: «Ho riconosciuto un salvagente tra le onde». Un dettaglio che basta a evocare viaggi disperati, imbarcazioni precarie, vite affidate al mare nella speranza di un approdo sicuro.
Le mareggiate che hanno colpito il Sud Italia non hanno fatto che accelerare l’emersione di una realtà già nota: il Mediterraneo come frontiera instabile e, sempre più spesso, come cimitero invisibile. I corpi ritrovati, privi di documenti e identità, raccontano storie interrotte che difficilmente troveranno un nome o una famiglia a cui tornare.
Dietro i numeri, dietro le immagini delle spiagge battute dal vento, restano persone e destini sospesi. Dare dignità anche ai cadaveri senza nome significa non abituarsi all’orrore e ricordare che ogni corpo restituito dal mare è una domanda aperta rivolta all’Europa, alla politica e alla coscienza collettiva.









































