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Frana di Piano Grande a Scalea, l’appello dei residenti alle istituzioni: “La sicurezza non può più attendere”

Lettera aperta a sindaco, giunta e prefetto: allarme per il rischio idrogeologico, chiesti sopralluoghi immediati, risorse e un piano con tempi certi

SCALEA (Cs) – Cresce la tensione a Piano Grande, dove i residenti tornano a lanciare un appello alle istituzioni attraverso una lettera aperta indirizzata al sindaco di Scalea, alla giunta comunale, alla maggioranza consiliare e al prefetto di Cosenza. Al centro del documento, protocollato il 18 febbraio 2026, la persistente e mai risolta situazione di instabilità idrogeologica che interessa l’area, con il timore concreto di una frana dalle conseguenze potenzialmente gravi per la sicurezza delle persone e delle abitazioni.

Un grido d’allarme che non nasce dall’emotività del momento, ma da una condizione di precarietà che si protrae da tempo. I cittadini parlano di una quotidianità segnata dall’ansia e dall’incertezza, in cui il rischio geologico è diventato parte integrante della vita di intere famiglie. «Gli abitanti vivono in uno stato di continua ansia e timore», si legge nella lettera protocollata presso i vari uffici, con la consapevolezza che una frana di grandi dimensioni potrebbe mettere seriamente a repentaglio l’incolumità pubblica.

Nel testo non manca il richiamo a precedenti tragici avvenuti in altri territori, evocati non per alimentare allarmismi, ma come monito. La memoria di eventi drammatici legati al dissesto idrogeologico resta viva nelle comunità e rafforza l’idea che ignorare i segnali significhi esporsi a rischi irreversibili. È su questo punto che i firmatari insistono con forza: la prevenzione, ricordano, è sempre più efficace e meno onerosa della gestione dell’emergenza.

Le richieste avanzate alle istituzioni sono chiare e puntuali. In primo luogo, un sopralluogo tecnico immediato da parte degli uffici competenti, necessario per valutare con precisione lo stato dei luoghi e l’evoluzione del fenomeno. A questo deve seguire un piano di intervento strutturato, corredato da tempi certi di realizzazione, e l’adozione di misure cautelari urgenti per la tutela della popolazione. Centrale, infine, la questione delle risorse: senza uno stanziamento adeguato, ogni impegno rischia di rimanere sulla carta.

Con il procedere della lettera, il tono si fa sempre più accorato, trasformando la segnalazione tecnica in una denuncia civile. I residenti parlano di notti insonni, di famiglie che vanno a dormire chiedendosi se la propria casa sarà ancora in piedi al mattino. Un’immagine potente, che restituisce la dimensione umana di una vicenda spesso affrontata solo in termini burocratici o amministrativi.

Non manca una critica esplicita al silenzio delle istituzioni, percepito come una forma di abbandono. «Ci sentiamo abbandonati, traditi, dimenticati», scrivono i cittadini, sottolineando il divario tra la stabilità delle sedi istituzionali e la fragilità delle loro abitazioni. Un passaggio che chiama in causa direttamente la responsabilità politica e amministrativa, invitando a superare la stagione delle promesse e degli slogan quando sono in gioco vite umane.

La lettera si chiude con un messaggio netto: la sicurezza dei cittadini non può attendere. Non si tratta solo di difendere immobili o infrastrutture, ma di garantire un diritto fondamentale, quello a vivere senza la paura costante che il territorio possa tradire chi lo abita. Ora l’attenzione è puntata sulle risposte che arriveranno dagli enti chiamati in causa, chiamati a dimostrare, con atti concreti e verificabili, che l’ascolto delle comunità non è solo una dichiarazione di principio.

In territori fragili come quello di Piano Grande, il tempo è una variabile decisiva. Ogni rinvio aumenta l’incertezza e il rischio. La speranza dei residenti è che questo ennesimo appello non resti inascoltato e che la prevenzione torni a essere una priorità reale, prima che l’attesa si trasformi in emergenza.