NAPOLI – Un asse criminale che si consolida e, allo stesso tempo, si incrina. È questa la fotografia che emerge dalle più recenti indagini sul narcotraffico tra Campania e Calabria, dove camorra e ’ndrangheta non si limitano a dialogare, ma intrecciano rapporti diretti e ad alto rischio.
A far scattare l’allarme è una rapina clamorosa: venti chilogrammi di cocaina sottratti a uomini della ’ndrangheta, un affronto che nel linguaggio delle organizzazioni mafiose non resta mai senza conseguenze.
A spiegare la portata della vicenda è il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che in conferenza stampa ha chiarito la novità centrale dell’inchiesta: il “rapporto diretto” tra il clan Vanella Grassi e la ’ndrangheta, in particolare la cosca Nirta-Strangio. Secondo gli inquirenti, la ’ndrina calabrese riforniva di cocaina un gruppo camorristico. Proprio durante una consegna sarebbe scattata la rapina ai danni dei due ’ndranghetisti, episodio che oggi alimenta la preoccupazione per una possibile reazione violenta.
A confermare e arricchire il quadro investigativo è il contributo di Errico D’Ambrosio, ritenuto credibile dagli inquirenti. Già affiliato alla cosca calabrese dei Molè, D’Ambrosio avrebbe avuto contatti diretti con il clan Amato Pagano, partecipando a numerosi affari di droga tra i due sodalizi. È lui a raccontare ai magistrati l’episodio chiave: una rapina avvenuta nell’aprile 2023 a Casavatore, durante la quale sarebbero stati sottratti 20 chilogrammi di cocaina a Giovanni Nirta e Sebastiano Romeo. Un colpo che, secondo il pentito, avrebbe rafforzato la potenza economica della Vanella Grassi.
Affari, truffe e debiti nel narcotraffico
Il verbale del 2 dicembre 2024 restituisce un mondo criminale segnato da truffe, incomprensioni e regolamenti di conti. D’Ambrosio racconta di un episodio precedente: 200 chilogrammi di hashish ritirati senza pagamento per compensare una truffa su 26 chili di cocaina. Nel narcotraffico internazionale, spiega il collaboratore, i debiti si misurano in centinaia di migliaia di euro e gli “errori” hanno un prezzo altissimo.
Secondo la ricostruzione, la rapina sarebbe avvenuta un martedì mattina, poco dopo l’ora di pranzo. Il carico, preparato a Roma, viaggiava in semplici borse nel cofano di un’auto. I rapinatori agirono in due fasi: prima portarono via dieci chili, poi tornarono per prendere anche il resto, dimostrando di conoscere esattamente il quantitativo trasportato. Un’operazione militare, che lascia poco spazio all’improvvisazione.
Dopo il colpo, la famiglia calabrese avrebbe tentato di recuperare la cocaina rivolgendosi al clan Contini. Una fitta rete di contatti che, però, non avrebbe portato al risultato sperato. La partita di droga non viene recuperata e resta lo smacco, tanto da spingere alcune famiglie calabresi a raffreddare i rapporti con i clan napoletani.
Sull’episodio sarebbe stata messa anche una taglia di 120mila euro. Circostanza che spiega l’allarme lanciato dalla Procura: «Non so quale possa essere la reazione della ’ndrangheta», ha detto Gratteri, sottolineando come le forze dell’ordine abbiano attivato misure di protezione e un livello di attenzione massimo. Una prudenza che affonda le radici nell’esperienza: certe ferite, nella criminalità organizzata, non si rimarginano.









































