COSENZA – L’Agenda Urbana Cosenza–Rende rappresenta una delle principali leve di programmazione per il futuro del territorio, chiamata a orientare investimenti, trasformazioni urbane e politiche di sviluppo nel ciclo 2021–2027. Proprio per il peso strategico che riveste, ogni fase del suo percorso è destinata a essere osservata con attenzione.
In questo contesto si colloca l’intervento di Rossella Gallo, esponente del gruppo consiliare Movimento 5 Stelle – Sinistra per Rende, che ha espresso una posizione critica sul metodo adottato dall’Amministrazione comunale nella definizione e presentazione degli interventi previsti.
Secondo Gallo, la recente conferenza stampa di presentazione dei progetti ha messo in luce una carenza strutturale sul fronte della partecipazione. Un limite che non riguarda soltanto la comunicazione finale, ma l’intero percorso di costruzione delle progettualità. Pur riconoscendo i vincoli imposti dalle linee di finanziamento europee – che non consentono un indirizzamento diretto delle risorse verso gli Enti del Terzo Settore – la consigliera sottolinea come ciò non avrebbe dovuto precludere un coinvolgimento preventivo e sostanziale delle realtà associative e della cittadinanza organizzata.
Il nodo, in sostanza, non è formale ma politico: le grandi scelte strategiche, osserva Gallo, non possono essere ridotte a un momento illustrativo conclusivo. Al contrario, dovrebbero nascere da un confronto reale, anticipato e strutturato, capace di orientare le decisioni prima che queste si cristallizzino in progetti già definiti.
Nel ciclo di programmazione 2021–2027, le buone pratiche di coinvolgimento delle comunità locali sono ormai considerate un prerequisito essenziale per l’accesso e la legittimazione dei fondi comunitari. Tuttavia, l’impostazione adottata finora nell’Agenda Urbana Cosenza–Rende – sempre secondo la lettura del gruppo consiliare – restituisce l’impressione di un adempimento formale, più che di un autentico processo di co-progettazione.
Le direttrici politiche, spiega Gallo, sono apparse già definite, con le scelte della Giunta tradotte direttamente in progetti, senza un percorso pubblico di discussione preliminare. Una modalità che rischia di svuotare di significato il concetto stesso di partecipazione, riducendolo a una procedura necessaria per ottemperare a un dettato normativo, ma priva di reale incidenza sulle politiche urbane.
Ulteriori perplessità riguardano le modalità di diramazione degli inviti alla conferenza stampa, su cui viene chiesto un chiarimento in termini di trasparenza e pari accesso all’informazione. Anche la scelta organizzativa dell’orario – un incontro mattutino in un giorno lavorativo – viene giudicata penalizzante, poiché avrebbe limitato la partecipazione di lavoratori e lavoratrici, restringendo ulteriormente la platea di un appuntamento che avrebbe dovuto avere un carattere pienamente pubblico.
Nel merito degli interventi strutturali annunciati, dalla riqualificazione del Parco Robinson alla valorizzazione del Museo del Presente, il Movimento 5 Stelle chiede l’apertura di un confronto serio e non episodico sulla visione complessiva di città che l’Agenda Urbana intende costruire. Non si tratta, viene sottolineato, di singole opere slegate tra loro, ma di un disegno strategico destinato a incidere sul modello di sviluppo urbano, sociale e culturale di Rende.
Particolare attenzione è riservata anche al bando aiuti, soprattutto per quanto riguarda il centro storico. L’impostazione illustrata sembrerebbe orientata prevalentemente verso attività economiche legate all’attrattività turistica e commerciale. Una scelta politica legittima, osserva Gallo, ma potenzialmente sbilanciata se non accompagnata da misure altrettanto incisive a sostegno del tessuto sociale, culturale e del Terzo Settore. La rigenerazione urbana, avverte, non può ridursi a processi di turistificazione, ma deve produrre benefici diffusi e duraturi per la comunità residente.
Tra i punti più delicati emerge anche l’ipotesi di ri-destinazione di alcune aree del Parco Robinson a “zoo”. Un tema che tocca sensibilità ambientali ed etiche profonde e che, secondo il gruppo consiliare, avrebbe richiesto un confronto pubblico preventivo più ampio e trasparente, prima ancora di essere inserito nel dibattito istituzionale.
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