Home Calabria Naufragio di Cutro, la veglia e l’accusa dei familiari delle vittime

Naufragio di Cutro, la veglia e l’accusa dei familiari delle vittime

A Steccato di Cutro, nel terzo anniversario del naufragio, il dolore diventa denuncia politica e richiesta di verità

CUTRO (Kr) – All’alba, sulla spiaggia di Steccato di Cutro, il silenzio ha avuto il peso della memoria. A tre anni dal naufragio del 26 febbraio 2023, costato la vita a 94 persone, familiari delle vittime, superstiti e cittadini si sono ritrovati nel luogo della tragedia per una veglia sobria, carica di significato. Un momento di raccoglimento che si è trasformato anche in un atto di accusa, rivolto all’Europa e all’Italia, sul tema dei soccorsi in mare.

Tra i presenti, alcuni familiari giunti dalla Germania. A parlare per tutti è stata Farzaneh Maliki, che nel naufragio ha perso il fratello, la cognata e i loro tre figli. Le sue parole hanno inciso come un giudizio netto: «Quando si sceglie di non salvare, ciò che accade non è più naturale, ma il risultato di una precisa scelta politica». Il mare, ha aggiunto, «è diventato un muro tra indifferenza e responsabilità».

Maliki ha respinto con forza ogni narrazione distorta delle migrazioni: «Non era una vacanza, era una necessità. Fuggivano per sopravvivere, per avere una chance di vita. Nessuna famiglia vorrebbe mai essere costretta ad abbandonare i propri figli nelle onde». Da qui la definizione di quanto accaduto a Cutro come “crimine umano”, perché «quando si può salvare e non si salva, siamo responsabili». Un’accusa che va oltre il dolore personale e chiama in causa le scelte politiche e istituzionali.

Alla veglia ha partecipato anche Muhammad Shariq Shah, ventiseienne pakistano, superstite del caicco Summer Love. Tornato sulla spiaggia alle quattro del mattino, ha affidato a poche parole il ricordo di quella notte: «È difficile dimenticare quello che è accaduto qui. C’erano famiglie, donne, bambini che non ce l’hanno fatta». Il giovane ha raccontato il mare in tempesta, il tentativo di raggiungere la riva seguendo le luci, la caduta in acqua e la perdita di due amici.

La cerimonia, promossa dai giornalisti Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo, è stata essenziale e silenziosa. Dopo la preghiera in arabo recitata da Shah, Matteo Mioni, cappellano del carcere di Reggio Emilia, ha auspicato che «attraverso solidarietà, condivisione e accoglienza questa possa diventare la generazione della speranza», invitando i presenti a un gesto simbolico di condivisione con l’olio di nardo.

Un momento particolarmente toccante è stato il lancio in mare di una corona di fiori, compiuto dallo stesso Shah, da alcuni familiari delle vittime e dal pescatore Vincenzo Luciano, tra i primi a prestare aiuto quella notte. Un gesto semplice, carico di rispetto, davanti a un mare oggi calmo e apparentemente innocuo.

Nel suo intervento, Montalcini ha ribadito il senso profondo dell’iniziativa: «La memoria significa impegno. Questo è il luogo e l’orario per ricordare i sogni spezzati di 94 e più persone a ottanta metri dalla riva. Il dolore deve diventare memoria propositiva». Un impegno che, ha spiegato, si traduce nel pretendere verità e giustizia per chi ha perso la vita cercando un futuro.

La veglia di Cutro non è stata solo commemorazione, ma un richiamo alla responsabilità collettiva. Nel luogo simbolo di una delle più gravi tragedie del Mediterraneo, il ricordo si è fatto domanda scomoda e attuale: quale valore attribuiamo oggi alla vita umana, quando attraversa confini e mette in discussione le nostre scelte?

L’intervento  del governatore della regione, Roberto Occhiuto

«A tre anni dal naufragio di Steccato di Cutro è doveroso onorare la memoria delle 94 vittime di una tragedia che resta una ferita ancora aperta per la Calabria e per l’intero Paese. In quei momenti drammatici la nostra regione seppe rispondere con la dignità e l’umanità che le sono proprie, offrendo solidarietà concreta e immediata grazie all’impegno dei sindaci e delle comunità locali».

Così in una nota il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.

“Anche negli anni successivi, segnati da nuovi e complessi sbarchi sulle nostre coste, il contributo dei primi cittadini è stato determinante per garantire accoglienza e assistenza, senza mai far mancare il necessario supporto. L’anniversario di quell’immane tragedia, tuttavia, impone oggi alle istituzioni, a ogni livello, una riflessione che vada oltre il cordoglio. È indispensabile un’analisi lucida e responsabile affinché simili eventi non si ripetano”, afferma Occhiuto.

“Servono soluzioni strutturali e una cooperazione internazionale solida, capace di governare i flussi migratori in condizioni di sicurezza e di promuovere sviluppo e stabilità nei Paesi di origine. Il Mediterraneo – prosegue – non può essere il cimitero dei migranti. In mare ogni vita va salvata, con la stessa determinazione con la quale bisogna combattere contro gli scafisti, che sono veri e propri mercanti di morte. Onorare davvero la memoria delle vittime significa trasformare il dolore in un impegno costante per la legalità e per la tutela della vita umana”.

“La Calabria rivendica il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo, ma chiede con forza che il tema delle migrazioni torni stabilmente al centro dell’agenda europea, con pragmatismo e risorse adeguate, affinché la gestione di un fenomeno così complesso non ricada esclusivamente sulle regioni costiere”, conclude.