CATANZARO – La decisione del Consiglio dei ministri di non impugnare la modifica allo Statuto della Regione Calabria segna un passaggio istituzionale rilevante, ma privo di clamori. L’aggiornamento normativo consente alla Giunta regionale di arrivare fino a nove assessori e di istituire due sottosegretari alla Presidenza. Un adeguamento che, nelle parole del presidente della Regione, non accelera né anticipa scelte politiche: prima vengono le urgenze, poi le nomine.
A chiarire la portata della riforma è stato lo stesso Roberto Occhiuto, intervenendo a Cosenza a margine di un convegno scientifico dedicato all’intelligenza artificiale. «Non c’è nessuna fretta», ha precisato il governatore, spiegando che lo Statuto è stato semplicemente adeguato a un quadro normativo mutato, che oggi consente alle Regioni di allinearsi ai modelli organizzativi di realtà amministrative più complesse. «La legge è cambiata e dà la possibilità alla Regione di avere lo stesso numero di assessori che hanno, per esempio, i comuni più grandi come Cosenza», ha osservato.
Il punto centrale, tuttavia, non è il numero delle poltrone, ma la tempistica e l’opportunità politica. Occhiuto ha escluso che l’ampliamento della Giunta rappresenti una priorità nell’agenda dell’esecutivo regionale. «Vengono prima i problemi e poi le nomine», ha ribadito, lasciando intendere che eventuali decisioni saranno assunte solo dopo una valutazione ponderata, compatibilmente con gli impegni di governo. «Valuterò e poi nei ritagli di tempo mi occuperò anche di questo», ha aggiunto, con una formula che ridimensiona letture frettolose o interpretazioni strumentali.
La scelta del Consiglio dei ministri di non impugnare la modifica statutaria conferma, sul piano formale, la legittimità dell’intervento. Si tratta di un passaggio tutt’altro che scontato, perché l’adeguamento degli Statuti regionali è spesso terreno di confronto tra livelli istituzionali. In questo caso, l’assenza di rilievi rafforza la cornice giuridica entro cui la Calabria potrà, se lo riterrà opportuno, riorganizzare la propria architettura di governo.
Dal punto di vista amministrativo, l’ampliamento potenziale della Giunta e l’introduzione di due sottosegretari alla Presidenza rispondono all’esigenza di una maggiore specializzazione delle deleghe e di un presidio più efficace delle politiche regionali. In una Regione chiamata a gestire dossier complessi – dalla sanità ai fondi europei, dalle infrastrutture alla transizione digitale – la possibilità di distribuire meglio le competenze può rappresentare un vantaggio operativo. Ma, come sottolineato dal presidente, la facoltà non equivale a un obbligo immediato.
Non va trascurato, inoltre, il contesto in cui le dichiarazioni sono state rese. Il riferimento a un convegno sull’intelligenza artificiale non è secondario: richiama l’attenzione su una visione di governo orientata al futuro, in cui l’innovazione tecnologica e la capacità di programmazione contano più degli assetti numerici. In questa prospettiva, la riforma statutaria appare come uno strumento, non come un fine.
Sul piano politico, la prudenza espressa da Occhiuto sembra voler disinnescare il dibattito sulle nomine, evitando che l’adeguamento dello Statuto venga letto come preludio a rimpasti o allargamenti di maggioranza. Un messaggio chiaro, rivolto sia agli alleati sia all’opinione pubblica: la stabilità dell’azione di governo passa dalla soluzione dei problemi concreti, non dalla moltiplicazione degli incarichi.









































