COSENZA – Trasparenza, legalità e fiducia nelle istituzioni sono i pilastri su cui si regge l’accesso al pubblico impiego. Proprio per questo, le accuse lanciate nelle ultime ore sul concorso bandito dalla Provincia di Cosenza per sei posti nell’area degli istruttori/conduttori M.O.C. hanno acceso un dibattito destinato a non spegnersi rapidamente.
A sollevare il caso è Giuseppe Ciacco, consigliere provinciale del Partito Democratico, che parla apertamente di un concorso “scandalosamente manipolato”. Secondo quanto denunciato, alla Commissione esaminatrice sarebbe stata consegnata, prima dell’inizio della prova orale, una griglia di valutazione contenente i punteggi dei titoli già attribuiti ai candidati.
Un passaggio che, se confermato, rappresenterebbe una violazione grave delle procedure: la valutazione dei titoli è infatti una prerogativa esclusiva della Commissione, non delegabile né anticipabile da soggetti esterni. La circostanza avrebbe già prodotto una prima conseguenza rilevante, con le dimissioni di un componente della Commissione, segnale di un disagio interno difficilmente liquidabile come un equivoco amministrativo.
Nel mirino delle critiche finisce anche la governance dell’ente. Ciacco chiama in causa il presidente facente funzioni Giancarlo Lamensa, stigmatizzandone il silenzio e chiedendo un atto immediato: la sospensione della procedura concorsuale.
Nelle parole del consigliere, la vicenda rischia di gettare un’ombra pesante sull’intera Provincia di Cosenza, evocando interrogativi su possibili sistemi opachi e interessi impropri all’interno del palazzo di Piazza XV Marzo.
Il linguaggio utilizzato è durissimo, ma il nodo centrale resta politico e istituzionale: la necessità di chiarire chi abbia redatto quella griglia, con quali criteri e per conto di chi. Domande che chiamano in causa non solo la correttezza di un singolo concorso, ma la credibilità complessiva dell’ente e dei suoi meccanismi di selezione del personale.
In attesa di verifiche ufficiali e di eventuali interventi degli organi competenti, il caso sollevato da Ciacco pone una questione di fondo: senza trasparenza reale, ogni procedura pubblica rischia di diventare terreno fertile per sfiducia e sospetti. Restituire dignità alle istituzioni significa, oggi più che mai, fare chiarezza senza esitazioni e assumersi fino in fondo la responsabilità delle scelte compiute.









































