venerdì, Marzo 13, 2026
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TIS a Crosia, Blefari pubblica la risposta al sindaco: “La verità è nei documenti”

Dalla richiesta di “chiarimenti” al nodo delle competenze: la presidente del Consiglio richiama TUEL, delibere e atti sulla stabilizzazione

MIRTO CROSIA (Cs) – Quando una procedura amministrativa tocca lavoro, conti pubblici e credibilità delle istituzioni, le parole pesano. E i documenti pesano di più. A Crosia, il confronto politico attorno alla stabilizzazione dei Tirocinanti di Inclusione Sociale (TIS) entra in una nuova fase: Teresa Blefari – consigliera delegata ai Servizi sociali e presidente del Consiglio comunale – ha reso pubblica la propria risposta a una nota formale del sindaco che le chiedeva chiarimenti sulle dichiarazioni rese in aula e, soprattutto, sulla mancata trasmissione della richiesta di parere alla COSFEL, passaggio cruciale per alcuni enti in condizioni finanziarie delicate.

La richiesta del sindaco e la linea difensiva

Nel comunicato, Blefari riferisce di aver ricevuto una richiesta di chiarimenti che ipotizzava, a suo carico, “responsabilità amministrative” e possibili omissioni. La replica è netta: “Sulla vicenda TIS ho chiarito tutto con atti e norme. La verità è nei documenti”. La presidente del Consiglio sottolinea di aver risposto “in modo puntuale, dettagliato e documentato”, trasmettendo la relazione anche agli organi istituzionali competenti, con l’obiettivo dichiarato di ristabilire la correttezza della ricostruzione.

Un passaggio, nella sua narrazione, è politicamente rilevante: Blefari rivendica di non essere giuridicamente obbligata a rispondere a una richiesta del sindaco, richiamando l’autonomia del consigliere comunale; tuttavia sceglie di farlo “per trasparenza” e per consentire a cittadini e Consiglio di valutare “sulla base dei documenti”.

Il punto chiave: chi fa cosa, tra politica e gestione

Il cuore dell’argomentazione ruota attorno alla distinzione – tradizionale e, nella pratica, spesso contesa – tra indirizzo politico e gestione amministrativa. Blefari richiama l’articolo 107 del Testo unico degli enti locali (TUEL), che attribuisce la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica ai dirigenti/responsabili, mentre agli organi di governo restano indirizzo e controllo politico-amministrativo.

Da qui discende la tesi principale: un consigliere delegato, per definizione, non esercita funzioni gestionali, non adotta atti e non ha competenze operative sugli adempimenti tecnici. Anzi, nella nota resa pubblica, Blefari insiste su un secondo elemento: i limiti contenuti nel decreto sindacale di conferimento della delega, descritta – secondo quanto riportato – come attività di studio, analisi, verifica e supporto propositivo, senza poteri decisionali e senza adozione di atti “a rilevanza esterna”.

In altre parole, la domanda che l’amministrazione si trova ora a fronteggiare è tanto semplice quanto spinosa: se l’iter richiedeva delibere, pareri e adempimenti tecnici, chi era titolato a curarli e a risponderne?

Stabilizzazione TIS e COSFEL: perché il parere è diventato un “caso”

Il riferimento alla COSFEL non è un dettaglio. La Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali entra in gioco, in particolare, quando gli enti vivono condizioni di dissesto o predissesto e necessitano di autorizzazioni o pareri in materia di assunzioni e sostenibilità. Nel dibattito pubblico sui TIS in Calabria, proprio l’attesa del parere COSFEL è stata indicata – in più contesti – come uno dei colli di bottiglia per alcuni comuni.

Nel quadro calabrese, inoltre, la stabilizzazione dei TIS è stata accompagnata da misure regionali di incentivo economico agli enti che assumono, con risorse pluriennali e importi citati più volte in atti e comunicazioni istituzionali.

È in questo scenario che, secondo Blefari, la richiesta del sindaco finirebbe per “spostare” impropriamente su di lei responsabilità che – se esistenti – riguarderebbero gli organi esecutivi e la macchina amministrativa.

Delibere, pareri e dichiarazioni pubbliche: il dossier di Blefari

Nella ricostruzione fornita, la presidente del Consiglio richiama deliberazioni di Giunta e passaggi amministrativi che, a suo dire, attesterebbero come il procedimento sia stato trattato nelle sedi competenti e come gli adempimenti tecnici fossero in capo agli uffici.

C’è poi un ulteriore livello, più politico che giuridico: Blefari mette in fila dichiarazioni pubbliche attribuite al sindaco sulla vicenda TIS, sostenendo che nel tempo sarebbero state fornite versioni non sempre coerenti sullo stato dell’istruttoria, sull’esistenza del parere COSFEL e sugli atti caricati in piattaforma. Il messaggio è chiaro: se la linea pubblica dell’ente cambia, la credibilità istituzionale rischia di pagare un prezzo, e la discussione si sposta dal “chi ha omesso” al “chi ha dichiarato cosa”.

Nel territorio, il tema TIS è già stato oggetto di tensioni sociali e sindacali, anche a seguito di scelte amministrative che hanno inciso sulla continuità delle attività e sul reddito di alcuni tirocinanti.

Cosa succede adesso: trasparenza, Consiglio e responsabilità

Rendendo pubblica la risposta, Blefari afferma di voler riportare la discussione dentro un perimetro “serio” e istituzionale. Ma l’operazione ha un effetto immediato: spinge il confronto fuori dal recinto delle allusioni e dentro quello, più impegnativo, degli atti.

Per l’opinione pubblica locale, la questione non è solo tecnica: riguarda il futuro lavorativo dei tirocinanti, la sostenibilità finanziaria delle scelte, e la capacità di un’amministrazione di parlare con una voce sola quando il tema è sensibile. In filigrana, resta una regola antica della vita comunale: quando i ruoli sono chiari, le responsabilità si individuano; quando si confondono, le polemiche si moltiplicano.

La “vicenda TIS” a Crosia, oggi, è anche un test di metodo: prevale la ricostruzione documentale o il rimbalzo politico delle responsabilità? Blefari scommette sulla prima, chiedendo che a parlare siano decreti, delibere e norme. E in tempi in cui la trasparenza viene spesso invocata come slogan, il banco di prova resta quello di sempre: pubblicare gli atti, sostenerli nel merito, assumersene le conseguenze.

LA LETTERA INTEGRALE DI TERESA BLEFARI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO 

Al Sindaco del Comune di Crosia e, p.c., ai Sigg. Consiglieri Comunali, al Segretario Comunale, al Prefetto di Cosenza

Oggetto: chiarimenti in merito alle dichiarazioni rese in Consiglio Comunale sulla vicenda TIS (Tirocinanti di Inclusione Sociale)

In data 23 febbraio 2026, con formale richiesta prot. 3842, il Sindaco chiedeva alla sottoscritta Teresa Blefari, quale consigliere comunale delegato ai “Servizi Sociali e Servizi al Cittadino”, giusto decreto n. 22 del 10-09-2024 (che si allega), chiarimenti in merito alle dichiarazioni rese nel Consiglio Comunale del 20 febbraio 2026, relative alla mancata trasmissione, ai fini della procedura di stabilizzazione dei TIS, della richiesta di parere alla COSFEL.

Il Sindaco in detta richiesta imputava alla sottoscritta «la gestione ed il coordinamento delle attività afferenti ai Servizi Sociali, ivi comprese le procedure connesse alla stabilizzazione dei TIS e i relativi adempimenti sulla piattaforma COSFEL», che, sempre a suo giudizio, ricadevano nell’ambito della delega conferitami.

Se quanto dichiarato dalla sottoscritta in consiglio comunale (allego anche il testo integrale del mio intervento) corrispondesse a vero, a giudizio del Sindaco, configurerebbe a mio carico una «grave omissione di adempimenti amministrativi rilevanti, con possibili conseguenze sotto il profilo contabile ed amministrativo»; se invece tali dichiarazioni non fossero vere, sempre a detta del Sindaco, «risulterebbero altrettanto gravi per l’impatto istituzionale e per il discredito arrecato all’Ente».

In conclusione mi veniva richiesto di fornire chiarimenti sui seguenti aspetti:

  • se la richiesta COSFEL sia stata o meno compilata nei termini previsti;
  • quali atti o comunicazioni siano stati eventualmente predisposti;
  • per quali ragioni il Sindaco non sarebbe stato informato;
  • ogni ulteriore elemento utile alla completa ricostruzione dei fatti.

Nonostante non esista un obbligo di risposta da parte della sottoscritta poiché il consigliere comunale è autonomo e non è soggetto ad ordini gerarchici da parte del Sindaco, non mi sottraggo e fornisco volontariamente tutti i chiarimenti richiesti, al fine di ristabilire la verità della vicenda che appare come un maldestro tentativo di ledere le funzioni svolte dalla sottoscritta, sia come consigliere che come Presidente del Consiglio, sempre ispirate ai principi di correttezza e trasparenza e soprattutto di verità.

Occorre, preliminarmente, evidenziare al Sindaco alcuni principi fondamentali del diritto amministrativo degli enti locali che probabilmente volontariamente sono stati ignorati dal Sindaco che ben dovrebbe conoscere, stante la sua formazione giuridica, a tutti nota.

Infatti l’art. 107 T.U.E.L. sancisce il principio generale in base al quale il consigliere delegato non ha poteri gestionali o decisionali. La delega, infatti, conferisce solo funzioni di rappresentanza e supporto politico, senza alcuna competenza diretta nella gestione amministrativa o contabile.

Ma non è solo il citato articolo a sancire i limiti e le funzioni del consigliere delegato. È lo stesso Sindaco che nel Decreto di conferimento delle deleghe (che si allega) precisava che l’attività delegata alla sottoscritta era limitata allo svolgimento di «attività di istruzione e studio di determinati problemi». Che l’incarico ricevuto «non può comportare l’adozione di atti a rilevanza esterna o compiti di amministrazione attiva, ma devono tradursi in attività collaborativa per l’esercizio delle relative funzioni da parte del Sindaco».

Sempre il richiamato Decreto Sindacale precisava che la sottoscritta «avrà compiti di studio, analisi e verifica, con una funzione esclusivamente propositiva e di consulenza». L’incarico avrebbe dovuto svolgersi «in supporto del Sindaco» ed il consigliere delegato non avrebbe potuto partecipare «alle sedute della Giunta Comunale, non avrà poteri decisionali, non potrà esercitare funzioni di competenza del Sindaco e degli Assessori, non potrà assumere atti a rilevanza esterna ovvero di amministrazione attiva, che restano di competenza del Sindaco e, comunque, non potrà adottare atti di gestione spettanti al personale comunale».

Quanto rilevato sarebbe già da solo sufficiente a comprendere che ai richiesti chiarimenti sull’intera procedura relativa alla stabilizzazione TIS dovrebbe assolvere lo stesso Sindaco e non la sottoscritta. Di conseguenza qualora dovessero emergere omissioni di adempimenti amministrativi, con possibili conseguenze sotto il profilo contabile o amministrativo, queste dovrebbero essere imputabili esclusivamente al Sindaco e non alla sottoscritta.

Ma c’è molto di più che merita di essere evidenziato al Sindaco, al fine di meglio assolvere ai richiesti chiarimenti sulla vicenda della mancata stabilizzazione dei TIS.

Infatti, il Sindaco sa, o dovrebbe sapere, che la procedura relativa alla stabilizzazione dei TIS è un procedimento amministrativo complesso che ha richiesto deliberazioni di Giunta, pareri di regolarità finanziaria ed altri atti amministrativi per i quali, stanti i limiti derivanti dal decreto di delega ai servizi sociali a me conferito, non potevano appartenere alla sottoscritta consigliere comunale.

Infatti la Giunta Comunale con deliberazione del 31 luglio 2025 aveva deliberato la stabilizzazione con le limitazioni derivanti dalla storicizzazione dei fondi e pertanto, come il Sindaco dovrebbe sapere, la responsabilità di dare seguito tecnico a tale delibera era eventualmente degli Uffici preposti, non della sottoscritta.

A riprova di quanto appena sostenuto la proposta pervenuta da parte dell’Assessore Forciniti che, in data 14-01-2026 evidenziava allo stesso Sindaco e ai consiglieri di maggioranza di aver inoltrato al Responsabile del Settore Finanziario (prot. 728 del 14/01/2026) una proposta per poter arrivare ad una stabilizzazione dei tirocinanti evidenziando che il Responsabile Finanziario aveva evaso la richiesta chiarendo che «l’espressione del parere di regolarità tecnica e contabile non può avvenire in assenza di un procedimento formalmente avviato dall’organo politico competente, mediante specifica proposta di deliberazione da sottoporre alla Giunta Comunale».

In risposta a questa proposta dell’Assessore Forciniti, il Sindaco comunicava che «la Giunta Comunale a seguito di molteplici sedute, a cui il proponente ha partecipato, si è già espressa sul punto, deliberando, incluso il proponente, per la stabilizzazione subordinata alla storicizzazione dei fondi da parte della Regione Calabria», concludendo che «l’indirizzo politico-amministrativo risulta già definito, restando demandati agli uffici competenti gli eventuali adempimenti di natura tecnica nel rispetto del quadro normativo vigente».

Sarebbe sufficiente arrestarsi a questo punto per aver abbondantemente chiarito la pretestuosità e strumentalità della richiesta avanzata alla sottoscritta da parte del Sindaco poiché è lo stesso Sindaco chiamato a rispondere e chiarire, anche dinanzi al Consiglio Comunale – richiesto da due gruppi di minoranza –, per le gravi negligenze, notizie e dichiarazioni smentite da documenti ufficiali da parte della COSFEL sulle quali tanto la cittadinanza, quanto lo stesso Consiglio, attendono ancora risposte, non di certo dalla sottoscritta.

A tale ultimo riguardo, rinnovo quanto anticipato nel mio intervento nel Consiglio Comunale del 20 febbraio 2026 in cui ho annunciato, in qualità di Presidente, di calendarizzare nei prossimi giorni l’Adunanza consiliare rinviata a causa dell’allerta meteo che ha interessato il nostro territorio nel mese di gennaio.

Ma proprio perché mi è stata chiesta chiarezza, ritengo doveroso rammentare al richiedente Sindaco le numerose dichiarazioni pubbliche dalla stessa rese in ordine alla vicenda TIS.

Nei numerosi interventi pubblici il Sindaco ha dichiarato di aver seguito in prima persona la procedura amministrativa relativa alla stabilizzazione dei TIS, assumendone tanto la responsabilità politica e procedimentale. Ad iniziare dal video intervento (presente ancora nella pagina Facebook del Comune di Crosia) in cui, in data 13 gennaio 2026, il Sindaco, insieme all’ex vicesindaco De Vico, comunica di essere appena uscita dagli uffici della Regione Calabria al fine di «definire la questione dei tirocinanti ed evitare inutili polemiche politiche», facendo riferimento a duri attacchi ricevuti da due gruppi di minoranza consiliare, dopo che gli stessi avevano pubblicamente dichiarato l’esistenza di una dichiarazione da parte della COSFEL attestante, contrariamente a quanto aveva più volte dichiarato lo stesso Sindaco, l’assenza di «alcuna istanza riguardante assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori impegnati nei Tirocini di Inclusione Sociale» da parte del Comune di Crosia.

Per fare chiarezza, anche nella memoria del Sindaco ed utilizzando l’occasione per suggerirle di prestare maggiore attenzione alle dichiarazioni rese pubblicamente ed alle documentazioni formalmente sottoscritte in precedenza, mi permetto di evidenziare quanto dalla stessa testualmente dichiarato nei filmati allegati, relativamente alla mancata stabilizzazione dei T.I.S.

Nel primo degli interventi pubblici il Sindaco ha testualmente dichiarato: «abbiamo dovuto richiedere un parere della COSFEL. Parere della COSFEL che è stato negativo in merito alle stabilizzazioni poiché questo Ente a livello economico e finanziario non poteva permettersele». Proseguiva dichiarando: «ci viene detto anche di non aver ultimato le procedure di stabilizzazione, l’ultimo atto dovuto da parte dell’Amministrazione era l’inserimento nelle piattaforme istituite appositamente dagli Uffici di collocamento. In data 29 ottobre 2025 tutti i tirocinanti sono stati inseriti nella piattaforma di riferimento con domanda 845132/2025», mostrando e sfogliando la documentazione dinanzi alla videocamera.

Ricordo, sempre in aiuto alla memoria del Sindaco, che al rientro dall’incontro tenutosi nella sede della Regione Calabria, con altro video messaggio, in replica alle gravi accuse rivolte dai due gruppi di minoranza che, tramite una conferenza stampa, avevano denunciato la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni pubbliche precedentemente rese dal Sindaco circa l’esistenza di un parere negativo da parte della COSFEL, pubblicando la dichiarazione ufficiale della Commissione Ministeriale, il Sindaco dichiarava quanto segue: «chiedo scusa poiché l’opposizione si è attaccata al termine che ho utilizzato: parere negativo anziché quello corretto, scritto fra l’altro in un documento a mia firma, di non approvazione della stabilizzazione dei TIS, poiché la delibera sia il P.I.A.O. avevano come requisito della stabilizzazione la storicizzazione dei fondi da parte della Regione Calabria. Va da sé che se non c’è storicizzazione dei fondi non può esserci stabilizzazione».

Reputo opportuno, anche in questa sede, evidenziare come tale ultima dichiarazione pubblica, unitamente alla richiesta di chiarimenti indirizzata alla sottoscritta in cui il Sindaco appare sorpresa della circostanza che potrebbe non esistere una richiesta di parere inoltrata dal Comune di Crosia alla COSFEL (nonostante abbia sempre dichiarato il contrario) appare, oggi, ancora più allarmante poiché si appalesa come un vano tentativo di non voler ammettere le gravi responsabilità politiche ed eventuali anche amministrative emerse, che di sicuro non sono attribuibili alla sottoscritta.

Certa di aver sufficientemente chiarito ed in maniera esaustiva l’intera vicenda, manifesto il mio totale disappunto rispetto ad affermazioni ed illazioni che ritengo gravemente offensive verso la mia persona, il mio ruolo di consigliere e Presidente del Consiglio Comunale.

Soprattutto allorquando questa richiesta e le gravi affermazioni in essa contenute non sono avvenute in maniera riservata, ma le evidenti strumentalizzazioni ed arbitrarie interpretazioni sottese a screditare l’attività e la responsabilità della sottoscritta sono state rese pubbliche attraverso il deposito a protocollo dell’Ente, imponendo un’attenta valutazione, nei termini di legge, per la tutela della mia immagine e della mia reputazione nelle sedi competenti anche in considerazione del grave impatto istituzionale e per il discredito arrecato all’ente.