PAOLA (Cs) – Ambiente, legalità e corretta gestione delle risorse pubbliche sono temi centrali nel procedimento penale in corso dinanzi al Tribunale di Paola, che riguarda la gestione di diversi impianti di depurazione sull’Alto Tirreno cosentino. Una vicenda articolata e tecnicamente complessa che, allo stato, rappresenta la ricostruzione accusatoria della Procura e che dovrà essere interamente vagliata nel corso del dibattimento, nel pieno rispetto delle garanzie difensive.
L’udienza celebrata presso il locale palazzo di giustizia si inserisce nell’azione giudiziaria portata avanti dalla Procura della Repubblica di Paola, guidata dal procuratore capo Domenico Fiordalisi, impegnata – secondo quanto emerge dagli atti – nel contrasto ai reati ambientali, alla mala gestione dei fondi pubblici e alle presunte distorsioni delle procedure di affidamento.
Al centro del processo vi è la gestione del depuratore consortile di Diamante, in località Vaccuta, e di quattordici impianti di sollevamento del Comune. Secondo l’ipotesi accusatoria, tra gli imputati figurano Tiziano Torrano, capo dell’ufficio tecnico del Comune di Diamante, e Pasqualino De Summa, titolare della ditta Elettra, accusati di aver turbato il procedimento di scelta del contraente attraverso proroghe reiterate degli affidamenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti.
La Procura contesta che tali determinazioni sarebbero state adottate sotto la soglia dei 40 mila euro, con cadenza mensile, così da frazionare artificiosamente l’importo complessivo dell’affidamento, pari – secondo gli atti – a oltre 2,2 milioni di euro più Iva.
Sempre secondo la prospettazione dell’accusa, ulteriori condotte si sarebbero verificate nel Comune di Sangineto, dove Albina Rosaria Farace, responsabile tecnico dell’ente, avrebbe – unitamente a De Summa – turbato il procedimento di scelta del contraente affidando a quest’ultimo un intervento di ripristino di un impianto di sollevamento in località Pantana. In particolare, viene contestato l’inserimento sulla piattaforma MePA di un termine di consegna di soli due giorni lavorativi, circostanza che – secondo l’accusa – avrebbe escluso altri operatori economici.
Il procedimento comprende anche fatti relativi al depuratore del Comune di Buonvicino, in località Petraro. Qui, secondo l’ipotesi accusatoria, De Summa, insieme a Giovanni Palmieri, suo dipendente, avrebbe utilizzato acido paracetico per occultare la reale carica batterica delle acque prima dei controlli da parte degli organi preposti.
Ancora, sempre secondo la Procura, De Summa, unitamente ai dipendenti Giovanni Amoroso, Francesco Astorino e Giovanni Palmieri, avrebbe prelevato fanghi di depurazione senza sottoporli a trattamento adeguato, smaltendoli irregolarmente su terreni agricoli privati nelle località Puma e Scala di Buonvicino.
Nel capo di imputazione figura anche Maria Mandato, legale rappresentante della Depurer srl, accusata – in concorso con De Summa – di non aver adempiuto agli obblighi contrattuali assunti con il Comune di San Nicola Arcella. In particolare, in località Canal Grande, Vannefora e Olivella, i reflui non sarebbero stati sottoposti a un adeguato trattamento di depurazione.
Imputato anche Francesco Fullone, tecnico dell’ARPACAL, accusato di aver violato i doveri di imparzialità e riservatezza, rivelando anticipatamente la data di controlli a sorpresa alla stessa Mandato, gestore dell’impianto di San Nicola Arcella.
Compare inoltre Renato La Sorte, socio della Tecnomax srl, al quale De Summa avrebbe rappresentato la necessità di presentare un’offerta economicamente elevata presso il Comune di Belvedere Marittimo, così da orientare la scelta verso un’offerta di importo inferiore riconducibile allo stesso De Summa.
Nel procedimento risultano imputati, a vario titolo: Giovanni Amoroso, Giuseppe Maurizio Arieta, Francesco Astorino, Virgilio Cordero, Francesco Cristoforo, Alberto De Meo, Pasqualino De Summa, Albina Rosaria Farace, Francesco Fullone, Renato La Sorte, Maria Mandato, Giuseppe Antonio Oliva, Giovanni Palmieri, Giovanni Perrone, Enzo Ritondale e Tiziano Torrano.
Nutrito il collegio difensivo, composto, tra gli altri, dagli avvocati Sirimarco, Greco, Gaeta, Mannarino, Carratelli, Barba, Ruffino, Vaccaro, Vetere e Belvedere.
Il processo è stato aggiornato all’udienza del 4 maggio 2026, davanti al Collegio penale presieduto dal giudice Salvatore Carpino, con a latere Napolitano e Bellomusto, pubblico ministero il dottor Natalucci.
Resta fermo un principio fondamentale: tutte le contestazioni descritte rappresentano la mera ipotesi accusatoria, una verità di parte che dovrà reggere al vaglio del dibattimento. Le eventuali responsabilità penali potranno essere accertate solo all’esito del confronto tra accusa e difesa. Fino a quel momento, tutti gli imputati devono considerarsi innocenti, nel rispetto della presunzione di non colpevolezza sancita dalla Costituzione e dal diritto europeo.









































