Attacco all'Iran (foto ansa)

Dopo settimane di tensioni crescenti, il Medio Oriente è entrato in una fase nuova e potenzialmente dirompente. Nella notte tra sabato e domenica, un’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele ha colpito il cuore del potere iraniano, provocando la morte della Guida Suprema Ali Khamenei e di numerosi alti esponenti del governo, dell’intelligence e del programma nucleare. Un evento senza precedenti che ha immediatamente innescato una reazione militare e politica a catena, con ripercussioni che vanno ben oltre i confini della Iran.

Secondo quanto riferito da fonti istituzionali e agenzie internazionali, i primi raid hanno preso di mira siti strategici e centri decisionali del potere iraniano. Oltre a Khamenei, sarebbero stati uccisi diversi vertici delle Guardie rivoluzionarie e figure chiave legate al dossier nucleare. Resta avvolta nel mistero, invece, la sorte dell’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad: la sua morte è stata inizialmente annunciata e successivamente smentita, alimentando un clima di confusione e propaganda incrociata.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Missili balistici e droni sono stati lanciati contro obiettivi israeliani e contro basi statunitensi nella regione. Nelle ore successive, Stati Uniti e Israele hanno intensificato le operazioni, colpendo anche la capitale iraniana: a Teheran si registrano danni al quartier generale della televisione di Stato, simbolo del controllo informativo del regime.

Sul piano politico, il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’avvio di colloqui con quella che ha definito «la nuova leadership» iraniana, sostenendo che i contatti sarebbero partiti su richiesta di Teheran. Una linea confermata, almeno in parte, dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha dichiarato: «Siamo aperti a ogni sforzo serio per fermare l’escalation».

Di segno opposto, però, le parole del capo della sicurezza iraniana Ali Larijani, secondo cui l’Iran «non negozierà» con Washington. Intanto, nelle strade di Teheran e tra le comunità della diaspora iraniana si moltiplicano manifestazioni spontanee: c’è chi inneggia apertamente alla fine della Repubblica Islamica. Le autorità, dal canto loro, hanno annunciato che la nomina della nuova Guida Suprema avverrà «entro uno o due giorni», nel tentativo di ristabilire continuità istituzionale e controllo interno.

L’escalation ha rapidamente superato i confini iraniani. L’esercito israeliano ha confermato raid su Beirut e nel sud del Libano in risposta al lancio di razzi da parte di Hezbollah, che ha rivendicato l’attacco come ritorsione per l’uccisione di Khamenei. Almeno dieci i morti nella periferia sud della capitale libanese, mentre l’Idf ha emesso ordini di evacuazione di massa per decine di villaggi nel sud del Paese. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha definito l’attacco contro Israele «irresponsabile», temendo che il Libano venga trascinato in una guerra su larga scala.

Sul fronte diplomatico, l’Iran ha portato la questione davanti alle Nazioni Unite. In una lettera indirizzata al segretario generale Antonio Guterres e al Consiglio di Sicurezza, Araghchi ha parlato di «atto di terrorismo» e di un’azione che «apre un pericoloso vaso di Pandora», violando i principi fondamentali del diritto internazionale.

A preoccupare i mercati è anche lo scenario energetico. Centinaia di petroliere e navi che trasportano gas naturale liquefatto risultano bloccate nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’export di idrocarburi. L’allarme su petrolio e gas è immediato, con il rischio concreto di nuove impennate dei prezzi e di ricadute sull’economia globale.

L’uccisione della Guida Suprema iraniana segna uno spartiacque storico. Tra ipotesi di transizione politica, timori di destabilizzazione regionale e fragili aperture diplomatiche, il Medio Oriente si trova sospeso tra un possibile riassetto e il rischio di un conflitto allargato. La rapidità con cui verrà ricostruita una leadership a Teheran, e la capacità delle grandi potenze di contenere l’escalation, diranno se questo passaggio segnerà l’inizio di una nuova fase o l’innesco di una crisi senza ritorno.