COSENZA – La comparsa di volantini anonimi, sessisti e diffamatori all’interno dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza ha sollevato un’ondata di sdegno istituzionale e civile. A intervenire con parole nette è il rettore dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco, che ha voluto esprimere pubblicamente solidarietà agli operatori sanitari colpiti e, in particolare, alle due lavoratrici prese di mira.
Secondo quanto dichiarato dal rettore, l’episodio non può essere derubricato a gesto isolato o a semplice provocazione. La diffusione di materiale anonimo, con contenuti offensivi e sessisti, rivolti a professionisti impegnati in ruoli di responsabilità, rappresenta una forma di violenza che non necessita di manifestazioni fisiche per essere riconosciuta come tale.
Greco sottolinea come simili atti risultino ancora più gravi se consumati in un ospedale, luogo che per sua natura dovrebbe incarnare i valori della cura, del rispetto della persona e della responsabilità pubblica. Intaccare questo contesto, attraverso l’insulto e la delegittimazione, significa colpire non solo i singoli destinatari, ma l’intera comunità professionale e civile che quella struttura rappresenta.
Il rettore ha accolto con favore le reazioni immediate giunte da istituzioni, organizzazioni sindacali e rappresentanti politici, concordando sulla definizione di “atto ignobile”. Tuttavia, ha evidenziato come la sola condanna non sia sufficiente se non accompagnata da una riflessione più profonda sulle cause che alimentano simili comportamenti e sulle azioni necessarie per prevenirli.
In questo quadro, l’università rivendica un ruolo che va oltre la formazione tecnico-scientifica. Preparare medici e operatori sanitari significa anche trasmettere un’etica del rispetto, la consapevolezza dei diritti e della dignità di ogni persona, nonché la capacità di riconoscere e respingere le forme più subdole di violenza e discriminazione.
L’auspicio espresso dal rettore è che le autorità competenti facciano piena luce sull’accaduto, chiarendo le responsabilità e ribadendo un principio essenziale: l’anonimato non equivale a impunità. In gioco non c’è solo la tutela di chi è stato colpito, ma la difesa di una cultura del lavoro fondata sul rispetto e sulla responsabilità, valori che istituzioni sanitarie e accademiche sono chiamate a custodire e trasmettere.









































