La nuova escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele ha avuto ripercussioni ben oltre i confini del Medio Oriente. A Dubai, hub internazionale e simbolo di stabilità nel Golfo, decine di italiani – tra studenti, imprenditori e lavoratori – hanno vissuto ore di forte apprensione dopo l’attacco congiunto che ha innalzato il livello di allerta nell’intera regione. In queste ore sono attesi i rientri in Italia, mentre resta alta la tensione e il traffico aereo subisce rallentamenti e controlli straordinari.

Tra i giovani coinvolti c’è Mirko Frascino, 18 anni, di Frascineto, studente della V A del Liceo scientifico “E. Mattei” di Castrovillari, negli Emirati Arabi Uniti per una vacanza studio extrascolastica nell’ambito del programma “Ambasciatori del futuro”, promosso dall’associazione World Student Connection. Il ragazzo si trova al Le Méridien Dubai Hotel & Conference Centre, struttura considerata tra le più sicure della città. Il suo racconto restituisce il clima di queste ore: «Nessuno di noi si sarebbe aspettato una situazione del genere. Partiamo col dire che noi tutti stiamo bene. In questo momento siamo chiusi nelle nostre camere. Abbiamo sentito i rumori delle esplosioni, i bombardamenti».

Determinante, spiega, è stato il supporto dei tutor e del personale alberghiero, che hanno guidato studenti e accompagnatori verso le aree di sicurezza. «La cosa più preoccupante è stato il suono dell’allarme arrivato sui nostri dispositivi. Ha spaventato tutti. Siamo abituati a vedere certe cose solo nei film». I ragazzi sono stati condotti in un bunker interno, dove è stata garantita assistenza e acqua. «Il nostro stato d’animo è molto scosso. Non vedo l’ora di tornare, di abbracciare la mia famiglia. Spero che tutto questo resti solo un brutto ricordo».

Non solo studenti. Tra i connazionali rimasti temporaneamente bloccati a Dubai c’è anche il ristoratore tropeano Vincenzo Gallisto, che sui social ha raccontato una notte trascorsa sveglio, vestito e con i bagagli pronti, nel timore di un’evacuazione. «Ce la siamo vista brutta», ha scritto, invitando però alla calma: «Non lasciatevi prendere dal panico. L’importante è che stiamo bene».

Diversa la prospettiva di chi negli Emirati vive e lavora da anni. Antonio Fruci, originario di Curinga, è Senior Program Manager nel settore Energie Rinnovabili presso Aggreko, multinazionale con circa 6.000 dipendenti nel comparto dei macchinari industriali. Negli Emirati risiede da otto anni.
«Questo è sempre stato un posto molto sicuro, estremamente internazionale. Fino a sabato non era mai successo nulla di simile», racconta. Diretto a Singapore per lavoro, ha dovuto fare rientro a casa in fretta. «Ora viviamo una condizione destabilizzante, completamente nuova. Se fino a venerdì avesse chiesto a chiunque nel mondo se esistesse un rischio concreto per gli Emirati o per il Golfo, quasi nessuno avrebbe risposto di sì».

Fruci sottolinea l’approccio istituzionale del Governo emiratino: comunicazioni asciutte, formali, con riferimento a “incidenti” negli scali portuali e aeroportuali piuttosto che a intercettazioni militari. «Trasmettono l’idea di controllo. Abbiamo ricevuto un’allerta sul cellulare che segnalava un attacco imminente e invitava a stare lontano dalle finestre».

Dubai, sviluppata lungo una fascia costiera di circa quaranta chilometri, concentra molte operazioni di difesa verso il mare, per limitare il rischio di detriti sulle aree abitate. «Io vivo a circa 150 metri dalla costa, sentiamo chiaramente i rumori delle intercettazioni. Un po’ di preoccupazione c’è, soprattutto per i bambini, ma non al punto da farmi pensare di lasciare il Paese».

Intanto il Ministero degli Esteri italiano invita i connazionali a seguire le indicazioni delle autorità locali e monitora la situazione attraverso la rete diplomatica. I rientri programmati nelle prossime ore rappresentano un primo segnale di normalizzazione, ma il quadro resta fluido. L’area del Golfo, snodo energetico e commerciale strategico, osserva con cautela gli sviluppi di una crisi che potrebbe avere effetti geopolitici ed economici ben più ampi.