LAMEZIA TERME (CZ) – Un inventario di routine, un soppalco metallico, un volo di sette metri. È attorno a questa drammatica sequenza che ruota la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Lamezia Terme nei confronti del legale rappresentante della Europrofil srl, Gianfranco Ielapi, 50 anni, di San Pietro a Maida. L’accusa è di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro per la morte dell’operaio Francesco Stella, 38 anni, precipitato all’interno di uno stabilimento dell’area industriale lametina il 3 gennaio 2025.

La vicenda riporta al centro dell’attenzione un tema antico e sempre attuale: la tutela della vita nei luoghi di lavoro. Non un dettaglio burocratico, ma l’architrave di ogni attività produttiva. Secondo la ricostruzione accusatoria, Stella – manovale di officina regolarmente assunto – stava effettuando un inventario al secondo piano di un soppalco adibito a deposito quando sarebbe precipitato nel vuoto, in corrispondenza di un varco nel parapetto privo di adeguate protezioni.

Al rappresentante legale della società, assistito dagli avvocati Francesco Gioffrè e Vincenzo Cantafio, vengono contestate violazioni del decreto legislativo 81 del 2008, il testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro. In particolare, la Procura ipotizza la mancata fornitura di dispositivi di protezione individuale per lavori in quota e l’omessa sorveglianza sanitaria periodica del lavoratore.

Ma non è tutto. Sotto la lente degli inquirenti è finito anche il Documento di valutazione dei rischi (DVR), ritenuto carente nella parte relativa al rischio di caduta dall’alto e nell’indicazione delle misure preventive da adottare. Una lacuna che, se accertata, non sarebbe un mero formalismo, bensì un elemento sostanziale nella catena di prevenzione.

Le criticità evidenziate dall’accusa riguarderebbero anche le condizioni strutturali del soppalco: parapetti assenti in più punti, protezioni verso il vuoto giudicate inadeguate, pavimentazione metallica priva di dispositivi antiscivolo, illuminazione insufficiente, mancanza di indicatori di portata e carenza di segnaletica nelle aree di carico e scarico. Un insieme di fattori che, secondo la tesi accusatoria, avrebbe creato un contesto di rischio non adeguatamente gestito.

Sarà ora il giudice dell’udienza preliminare, fissata per il 24 marzo 2026, a decidere se accogliere la richiesta della Procura e disporre il processo. Nel procedimento risultano persone offese i familiari della vittima – il padre, la madre, il fratello e la sorella – assistiti dagli avvocati Aldo Ferraro e Antonio Procopio, che potranno costituirsi parte civile.

Il decreto legislativo 81 del 2008 non è una raccolta di adempimenti formali, ma uno strumento costruito negli anni per tradurre in pratica un principio semplice e non negoziabile: nessun lavoro può valere una vita. La sicurezza non si improvvisa e non si delega; richiede formazione, controlli, investimenti, cultura organizzativa.