CATANZARO – La gestione dei rifiuti torna al centro del confronto politico in Calabria. A riaccendere il dibattito è l’interrogazione presentata dalla capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Elisa Scutellà, che giudica “insoddisfacente” la risposta scritta ricevuta dagli uffici regionali sul funzionamento del sistema e sull’operatività di ARRICal. Al centro della polemica: la carenza di volumetrie nelle discariche, i costi per il conferimento fuori regione e una Tari che, nonostante l’aumento della raccolta differenziata in molti Comuni, continua a pesare sulle famiglie.
Secondo Scutellà, la replica del Dipartimento regionale certifica una gestione in difficoltà. “Dietro i proclami di una ‘nuova stagione della programmazione’ – afferma – la realtà descritta parla di un sistema in perenne affanno”.
Il nodo principale riguarda la dichiarata “imprevista carenza di volumetrie” nelle discariche di servizio per gli anni 2023, 2024 e parte del 2025. Un’ammissione che, per l’esponente pentastellata, contraddice l’idea di una chiusura del ciclo dei rifiuti in ambito regionale. “Com’è possibile parlare di ‘chiusura del ciclo’ se si è costretti a spedire i rifiuti fuori regione con costi esorbitanti?”, incalza.
Il conferimento extra-regionale, infatti, rappresenta una soluzione tampone che incide direttamente sui bilanci e, a cascata, sulla fiscalità locale. In un settore che da anni alterna fasi di emergenza a tentativi di riforma, la pianificazione degli impianti resta la vera cartina di tornasole della credibilità amministrativa.
Un altro punto sollevato da Scutellà riguarda i Comuni che hanno investito nella raccolta differenziata. In molte realtà calabresi le percentuali hanno superato soglie significative, segno di un cambiamento culturale e organizzativo che coinvolge cittadini e amministrazioni.
Tuttavia, secondo la capogruppo M5S, questi sforzi non si traducono in un alleggerimento concreto della Tari. “È necessario introdurre un sistema di premialità strutturale – sostiene – che incentivi concretamente chi supera determinate soglie di raccolta differenziata e di riduzione del rifiuto indifferenziato. La transizione ecologica non si realizza livellando verso il basso, ma valorizzando le buone pratiche e sostenendo i territori che investono in organizzazione ed efficienza”.
Il tema non è secondario. La leva economica rappresenta uno degli strumenti più efficaci per orientare comportamenti virtuosi. Senza un meccanismo premiale chiaro e stabile, il rischio è che l’impegno dei Comuni più organizzati finisca per essere neutralizzato da inefficienze strutturali a monte.
Sul piano finanziario, la questione si fa ancora più delicata. La Regione, per evitare un aumento significativo della Tari, ha fatto ricorso a un finanziamento straordinario di 45 milioni di euro.
Per Scutellà, però, non si tratta di risorse destinate a un miglioramento strutturale del sistema, bensì di fondi utilizzati per coprire extracosti legati al conferimento fuori regione e alle inefficienze del ciclo. In altre parole, una misura emergenziale per contenere l’impatto immediato sulle tasche dei cittadini, ma non una soluzione definitiva.
Il punto politico è evidente: se le risorse pubbliche vengono impiegate per tamponare falle organizzative, il sistema resta vulnerabile. E la Tari, imposta che incide in modo diretto sui bilanci familiari, continua a essere percepita come elevata rispetto ai servizi resi.
Nel mirino finisce anche ARRICal, l’Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria, chiamata a riorganizzare il settore e a bandire le gare per i gestori d’ambito. Secondo Scutellà, l’ente “resta un organismo che, ad oggi, non ha ancora prodotto la riorganizzazione promessa” e i tempi per indire le gare si prospettano ancora lunghi.
La governance del ciclo integrato dei rifiuti è da sempre un terreno complesso, in cui si intrecciano competenze tecniche, scelte politiche e interessi economici. Senza una cabina di regia stabile ed efficiente, ogni riforma rischia di restare incompiuta.
La gestione dei rifiuti in Calabria non è una questione che si esaurisce nello scontro tra maggioranza e opposizione. È una sfida strutturale che richiede impianti funzionanti, pianificazione di medio-lungo periodo e un equilibrio tra sostenibilità ambientale ed economica.
“La Calabria – conclude Scutellà – ha bisogno di impianti funzionanti, programmazione seria e di un sistema che premi il merito, riduca i costi e alleggerisca concretamente la tassa sui rifiuti per i cittadini”.
Al di là delle contrapposizioni politiche, il punto resta uno: senza una chiusura effettiva del ciclo in ambito regionale e senza un meccanismo premiale chiaro per i territori virtuosi, la transizione ecologica rischia di restare uno slogan. E i cittadini continueranno a chiedere conto di una Tari che, a fronte degli sforzi nella differenziata, appare ancora troppo alta.
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