Home Politica «Voto no al referendum sulla “disorganizzazone” della giustizia»

«Voto no al referendum sulla “disorganizzazone” della giustizia»

Il dibattito sulla separazione delle carriere e le tensioni politiche: tra riforma della giustizia e assetto costituzionale, le ragioni del dissenso

Alessandro Pagliaro

IN QUESTI GIORNI ho maturato la scelta di votare no al referendum sulla “disorganizzazione” della giustizia. La legge che delinea la separazione delle carriere dei magistrati, in un quadro limitato di una millantata riforma generale della giustizia, è soltanto il pretesto per il governo Meloni di misurare la propria forza di sfondamento per cambiare il sistema costituzionale.

È di queste ore il tentativo di stravolgere la legge elettorale per il Parlamento, falsamente proporzionale, con l’eliminazione delle preferenze e con l’assegnazione di un premio di maggioranza per la coalizione che supera il 40% dei voti. Nel caso specifico, il referendum di marzo non affronta il problema di una vera riforma del sistema giudiziario nel nostro paese. Non si intravedono correttivi effettivamente migliorativi e garantisti a beneficio dei cittadini. Non si affrontano le questioni reali della lentezza dei processi e della certezza delle pene nei diversi gradi di giudizio. Non ci sono impegni del governo per migliorare il sistema carcerario, le condizioni precarie dei detenuti e e il loro reinserimento sociale una volta ritornati in libertà.

Detto questo, si deve anche prendere atto che la campagna elettorale sta assumendo toni verbalmente violenti e denigratori. Se il no vuole vincere si deve convincere gli elettori indecisi a sovvertire i pronostici di una vittoria fino a ieri data per certa per il governo. Lo si fa con la forza dei ragionamenti. Anche in virtù del fatto che tra i sostenitori del sì ci sono tante persone di sinistra, giuristi e politici di lunga militanza come Augusto Barbera, Antonio Di Pietro, Claudio Petruccioli, Umberto Ranieri e Paola Concia. Ha fatto bene Mattarella a richiamare tutti al senso di responsabilità.

La battaglia si vince per pochi punti. Mi conforta il fatto che per il no si sono schierati Massimo Cacciari, Roberto Saviano e Nanni Moretti, persone che stimo per spessore intellettuale e serenità di giudizio. Ma votare no significa dare anche una spallata a questo governo di destra e reazionario, che ogni giorno che passa vuole limitare le libertà generali e restringere i diritti civili e politici di tutti noi cittadini

Alessandro Pagliaro