roma – Un documento lungo, formale, indirizzato alle massime cariche dello Stato. Non una protesta generica contro le multe, ma un atto che Altvelox – Associazione Nazionale Tutela Utenti della Strada, presidente, Gianantonio Sottile Cervini, definisce un vero e proprio “appello istituzionale sulla persistente crisi di legalità nell’impiego dei dispositivi di rilevamento automatico delle violazioni del Codice della strada e mancata adozione piani urbani ed extraurbani del traffico (art. 36 CdS)”.
L’associazione ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai ministri Carlo Nordio, Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, ai vertici della Cassazione, al Csm, all’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Giuseppe Busia e alla Procura generale della Corte dei Conti.
La questione, si legge, “non può più essere ridotta a mero contenzioso seriale tra cittadini e pubbliche amministrazioni, ma investe direttamente il rispetto del principio di legalità, la credibilità dell’azione amministrativa e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni della Repubblica”.
Sicurezza stradale: non solo sanzioni automatiche
L’associazione richiama l’articolo 1 del Codice della strada, ricordando che la sicurezza e la tutela della salute “rientrano tra le finalità primarie di ordine sociale ed economico perseguite dallo Stato”. Ma aggiunge un passaggio chiave: “Ne consegue che la sicurezza stradale, nel sistema del Codice, non coincide affatto con la sola repressione automatizzata delle violazioni, ma richiede programmazione, prevenzione, pianificazione e coerenza istituzionale”. Se la sicurezza è davvero prioritaria, non può essere evocata – sostiene Altvelox – per giustificare “accertamenti fondati su strumenti contestati o in territori privi dei necessari strumenti pianificatori”.
Vengono richiamate anche le parole pronunciate il 19 novembre 2023 dal Capo dello Stato in occasione della Giornata mondiale del ricordo delle Vittime della Strada. Parole che, secondo l’associazione, “impongono una verifica di coerenza tra i principi affermati e la condotta concreta delle amministrazioni”.
Il nodo dei Piani Urbani del Traffico
Al centro dell’appello c’è l’articolo 36 del Codice della strada. “Non è tollerabile che molti Comuni continuino a operare senza i Piani Urbani del Traffico previsti dall’art. 36 del Codice della strada”, scrive l’associazione, sottolineando che in molte realtà tali strumenti non risultano adottati.
Sul versante extraurbano, diverse Province avrebbero giustificato la mancata pianificazione con l’assenza di direttive ministeriali. Ma per Altvelox “una simile impostazione, non può trasformarsi in una causa permanente di inerzia né in un alibi per eludere obblighi di pianificazione che incidono direttamente sulla sicurezza della circolazione”.
Secondo Altvelox si sarebbe consolidata “una prassi amministrativa di sostanziale tolleranza istituzionale”, con un “rovesciamento istituzionalmente intollerabile”. E ancora: “Da un lato si pretende di sanzionare il cittadino in nome della sicurezza stradale; dall’altro si tollera che enti pubblici operino per anni senza gli strumenti pianificatori che la legge prevede”.
Omologazione, approvazione e valore della prova
Altvelox entra poi nel merito tecnico-giuridico. L’articolo 142, comma 6, del Codice attribuisce valore probatorio alle risultanze di apparecchi “debitamente omologate”. La Corte di Cassazione, con le ordinanze n. 10505 del 18 aprile 2024 e n. 12924 del 14 maggio 2025, ha chiarito che approvazione e omologazione “non costituiscono procedimenti equivalenti” e che la taratura periodica “non può in alcun modo sostituire l’omologazione”.
Eppure, si legge nel documento, “nella quasi totalità dei territori del Paese” continuerebbero a essere utilizzati dispositivi con una posizione giuridica controversa o non adeguatamente dimostrata. Un punto su cui l’associazione è perentoria: “In uno Stato di diritto la legalità del mezzo non è un dettaglio secondario. È la condizione minima per l’esercizio legittimo del potere sanzionatorio”.
Prefetture, controlli e “doppio standard”
Una parte consistente dell’appello riguarda il ruolo delle Prefetture. Secondo Altvelox, in molti casi non risulterebbe esercitato “quel controllo rigoroso, effettivo e realmente terzo che i cittadini si attenderebbero”, con autorizzazioni fondate su relazioni ritenute standardizzate o non pienamente verificabili.
L’associazione sostiene di aver presentato, da giugno 2024, 225 denunce, esposti e segnalazioni a 24 Procure italiane. “A fronte di tale mole di atti, non risulta allo stato una risposta giudiziaria che appaia proporzionata, per ampiezza, sistematicità e incisività, alle questioni poste”.
Una constatazione che viene accompagnata da un’accusa pesante: l’esistenza di “un doppio standard inquietante”, con una macchina giudiziaria pronta ad attivarsi quando a denunciare sono sindaci o prefetti contro l’associazione, e molto più cauta quando le segnalazioni riguardano presunte irregolarità nell’uso degli autovelox.
Il decreto e il richiamo finale
Nel testo viene citato anche lo schema di decreto ministeriale notificato nell’ambito della procedura europea TRIS n. 2026/0053/IT, che per Altvelox dimostrerebbe che “la questione è tutt’altro che superata”. In ogni caso, si precisa che “una fonte secondaria non può modificare il significato di una fonte primaria (Codice della Strada), né può sanare retroattivamente situazioni” prive dei requisiti richiesti.
Il passaggio conclusivo è un richiamo diretto alle istituzioni: “La legalità non può essere elastica quando si tratta dell’amministrazione e rigida solo quando si tratta del cittadino”. E ancora: “La sicurezza vera si costruisce con pianificazione, manutenzione, segnaletica, prevenzione, trasparenza, controllo del territorio e strumenti giuridicamente validi. Non con accertamenti che si reggono su basi controverse”.
L’appello si chiude con una riflessione che va oltre gli autovelox: quando il cittadino, per vedere riconosciuto un diritto elementare, deve farsene interamente carico, la questione “non è più soltanto amministrativa”. Diventa, scrive Altvelox, “una questione di fiducia nelle istituzioni, di equilibrio tra potere e garanzie, di tenuta stessa dello Stato di diritto”.
fiorellasquillaro@calabriainchieste.it









































