La leadership dell’Iran potrebbe essere entrata in una nuova fase, segnata da un passaggio di potere tanto delicato quanto controverso. Dopo l’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei in un raid aereo attribuito a Israele e Stati Uniti, il nome che circola con maggiore insistenza come suo successore è quello del figlio Mojtaba Khamenei.

Secondo fonti citate dal giornale Iran International, testata che opera all’estero ed è vicina all’opposizione iraniana, l’Assemblea degli esperti avrebbe già votato la sua nomina come nuova Guida suprema della Repubblica islamica. La notizia è stata ripresa anche dal quotidiano israeliano Haaretz, ma al momento non è stata ancora confermata ufficialmente dalle autorità di Teheran.

Il passaggio di potere sarebbe avvenuto in un contesto estremamente teso. L’Assemblea degli esperti, l’organismo costituzionale incaricato di nominare la Guida suprema, avrebbe votato online dopo un bombardamento israeliano che ha colpito la città santa di Qom, dove alcuni membri dell’organo si stavano riunendo.

Secondo le stesse fonti, la scelta di Mojtaba Khamenei sarebbe maturata anche sotto la forte influenza dei Pasdaran, il potente corpo militare nato dopo la rivoluzione islamica del 1979 e diventato nel tempo uno dei pilastri politici, economici e strategici del sistema iraniano.

L’annuncio ufficiale della nuova Guida suprema potrebbe arrivare nelle prossime ore. Un passaggio atteso non solo in Iran ma in tutto il Medio Oriente, vista la centralità del ruolo nella struttura del potere della Repubblica islamica.

In base alla Costituzione iraniana, la scelta della Guida suprema spetta esclusivamente all’Assemblea degli esperti. L’organo è composto da 88 religiosi sciiti di alto livello, eletti dal popolo ogni otto anni. Tuttavia, la selezione dei candidati è sottoposta alla supervisione del Consiglio dei Guardiani, istituzione che verifica l’idoneità dei candidati e dispone di un potere di veto.

Oltre alla nomina della Guida suprema, l’Assemblea ha teoricamente anche il compito di supervisionarne l’operato e, in casi estremi, destituirla. Una possibilità prevista dalla Costituzione ma che, nella storia della Repubblica islamica, non è mai stata esercitata.

Mojtaba Khamenei, 56 anni, è il secondogenito dell’Ayatollah Ali Khamenei ed è da tempo considerato uno degli uomini più influenti dell’apparato politico e religioso iraniano. Nato a Mashhad nel settembre del 1969, partecipò negli ultimi anni alla guerra Iran-Iraq, prestando servizio tra il 1987 e il 1988. Successivamente ha proseguito gli studi religiosi nella città di Qom, uno dei principali centri della teologia sciita, intraprendendo la carriera clericale.

Negli anni ha costruito una rete di rapporti particolarmente solida con gli apparati di sicurezza, in particolare con i Pasdaran, elemento che ha contribuito ad accrescere la sua influenza dietro le quinte del potere iraniano. Da tempo il suo nome circolava tra i possibili successori del padre. Tuttavia, la prospettiva di una successione familiare era stata più volte ridimensionata dallo stesso Ali Khamenei, che aveva dichiarato di non voler trasformare la leadership della Repubblica islamica in una dinastia.

La figura di Mojtaba Khamenei è stata anche oggetto di numerose controversie. Diverse inchieste giornalistiche internazionali hanno ipotizzato l’esistenza di un vasto patrimonio immobiliare collegato al suo entourage. Secondo un’indagine citata da Bloomberg, una rete di società e intermediari avrebbe acquisito proprietà di grande valore in diversi Paesi, tra cui il Regno Unito. Il valore complessivo delle operazioni immobiliari sarebbe superiore ai 100 milioni di sterline.

Tra gli asset citati figurerebbero hotel di lusso a Francoforte e Maiorca, oltre a una villa situata in un quartiere esclusivo di Dubai. In molti casi, secondo le ricostruzioni giornalistiche, le proprietà non sarebbero intestate direttamente a Mojtaba Khamenei ma a una complessa rete di fiduciari e società schermate.

Il nome di Mojtaba Khamenei è stato più volte associato anche alle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009, che portarono alla vittoria di Mahmoud Ahmadinejad.

Secondo diverse ricostruzioni mediatiche, Mojtaba avrebbe sostenuto attivamente la candidatura di Ahmadinejad e avrebbe avuto un ruolo importante nella costruzione del consenso politico che ne determinò il successo elettorale. Le elezioni del 2009 furono poi segnate da accuse di brogli e da proteste di massa represse dalle autorità.

Se la nomina di Mojtaba Khamenei dovesse essere confermata, l’Iran entrerebbe in una fase politica delicata. Non solo per le tensioni regionali e internazionali che già coinvolgono il Paese, ma anche per le implicazioni simboliche di una successione all’interno della stessa famiglia. Per la Repubblica islamica, nata con la rivoluzione del 1979 e fondata sull’autorità religiosa e politica della Guida suprema, la scelta del nuovo leader rappresenta sempre un momento cruciale. E questa volta, più che mai, la decisione dell’Assemblea degli esperti potrebbe ridisegnare gli equilibri interni del potere iraniano e influenzare il futuro politico del Paese negli anni a venire.