CIRO’ MARINA (KR) – Una violenta aggressione, culminata in un presunto sequestro di persona a scopo di estorsione e rapina, sarebbe avvenuta lo scorso gennaio a Cirò Marina, nel Crotonese. A distanza di alcuni mesi dai fatti, i Carabinieri hanno eseguito sei misure cautelari in carcere nei confronti di altrettanti uomini del posto, ritenuti gravemente indiziati di aver preso parte all’episodio.
L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo, è l’esito di un’attività investigativa avviata subito dopo l’accaduto e sviluppata tra febbraio e maggio 2025.
Il provvedimento cautelare è stato eseguito nelle prime ore della mattina dai Carabinieri della Compagnia di Cirò Marina, con il supporto dei militari delle Compagnie di Crotone e Petilia Policastro e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia.
Secondo l’ipotesi accusatoria accolta dal Gip — che dovrà comunque essere verificata nel corso del processo — i sei indagati sarebbero responsabili, in concorso tra loro, dei reati di sequestro di persona a scopo di estorsione e rapina. Le indagini sono state condotte dall’Aliquota Operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Cirò Marina. Gli investigatori hanno ricostruito i fatti attraverso sopralluoghi, testimonianze di persone informate sui fatti e individuazioni fotografiche.
Al centro dell’inchiesta c’è un episodio che, secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbe verificato il 29 gennaio 2025 a Cirò Marina. La vittima sarebbe un uomo di origini campane che, nei giorni precedenti, avrebbe ottenuto alcune vincite alle slot machine tra Cariati e la stessa Cirò Marina. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, tali vincite sarebbero state sospettate di essere state ottenute utilizzando un espediente illecito noto come “pesciolino”: un arnese metallico che consentirebbe di giocare e vincere senza inserire monete nelle macchine.
Ritenendo che l’uomo avesse guadagnato denaro attraverso questo metodo, gli indagati avrebbero deciso di affrontarlo per ottenere un profitto economico. La ricostruzione degli investigatori indica che la vittima sarebbe stata bloccata nel piazzale antistante un bar lungo la strada statale 106, nel territorio comunale di Cirò Marina.
A quel punto — secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine — l’uomo sarebbe stato aggredito e percosso, per poi essere costretto a entrare nel bagno dell’esercizio commerciale. Qui, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato trattenuto e minacciato di morte mentre gli aggressori pretendevano il pagamento di 5mila euro come condizione per riottenere la libertà.
Durante l’episodio, gli indagati si sarebbero inoltre impossessati del portafogli della vittima, che conteneva circa 620 euro, oltre alla sua autovettura e ad ulteriori 1.800 euro in contanti.
Le attività investigative hanno permesso agli inquirenti di delineare il presunto ruolo dei singoli indagati nella vicenda. Gli elementi raccolti — tra cui testimonianze e riconoscimenti fotografici — sono stati ritenuti sufficienti dalla magistratura per configurare un quadro di gravi indizi di colpevolezza.
Proprio sulla base di tali risultanze, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha chiesto l’emissione delle misure cautelari, poi accolte dal giudice per le indagini preliminari.









































