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Nuova intimidazione a Pino Masciari: tre colpi di pistola vicino alla sua abitazione

Il testimone di giustizia calabrese denuncia un nuovo episodio intimidatorio nel Torinese. Solidarietà dal sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita

TORINO – Un segnale inquietante, che riporta alla memoria una storia di coraggio civile e di lotta alla criminalità organizzata. Tre fori di proiettile comparsi su cartelli stradali a pochi metri dalla sua abitazione, nel Torinese, hanno riportato sotto i riflettori la vicenda di Pino Masciari, imprenditore calabrese e testimone di giustizia da anni impegnato nella battaglia contro la ’ndrangheta.

L’episodio, denunciato dallo stesso Masciari, è stato interpretato come una nuova presunta intimidazione nei suoi confronti. Un gesto che riapre il tema della sicurezza e della tutela di chi sceglie di rompere il muro dell’omertà e collaborare con lo Stato.

Secondo quanto riferito dallo stesso Masciari, l’episodio si è verificato nei pressi della sua abitazione nel Torinese, dove vive da tempo insieme alla famiglia dopo essere entrato nel programma di protezione previsto per i testimoni di giustizia.

Sui cartelli stradali situati a pochi metri dalla sua casa sono comparsi tre fori di proiettile, un dettaglio che ha immediatamente fatto pensare a un gesto intimidatorio. Masciari ha denunciato l’accaduto, sottolineando come la sua vicenda personale continui a essere segnata da episodi di minaccia, nonostante siano passati molti anni dalle sue prime denunce contro la criminalità organizzata.

L’imprenditore originario della Calabria è noto per aver denunciato estorsioni e pressioni mafiose nel settore degli appalti pubblici, contribuendo con le sue testimonianze a importanti indagini contro la ’ndrangheta. Una scelta che lo ha costretto a lasciare la sua terra e a vivere sotto protezione.

La vicenda di Pino Masciari è diventata negli anni uno dei simboli della lotta civile contro la mafia. Imprenditore edile, decise di denunciare le pressioni della criminalità organizzata quando si rese conto che il sistema degli appalti era pesantemente condizionato dalla presenza mafiosa.

Le sue dichiarazioni hanno contribuito a far emergere un sistema di condizionamento e intimidazione che coinvolgeva imprese, cantieri e lavori pubblici. La scelta di collaborare con la giustizia ha avuto però un prezzo molto alto: la perdita dell’attività imprenditoriale, il trasferimento sotto protezione e una vita segnata da continui spostamenti.

Negli anni Masciari è diventato anche un punto di riferimento nelle iniziative di educazione alla legalità. Ha partecipato a incontri nelle scuole, nelle università e in numerosi contesti pubblici, raccontando la sua esperienza e invitando soprattutto i giovani a non cedere alla cultura dell’omertà.

Dopo la denuncia dell’episodio intimidatorio, sono arrivate diverse manifestazioni di vicinanza. Tra queste quella del sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita, che ha voluto esprimere pubblicamente la propria solidarietà al testimone di giustizia.

“Masciari – ha dichiarato Fiorita – ha compiuto da tempo il dovere civile di schierarsi dalla parte della legalità, facendo una scelta di campo netta, assumendosene tutti i rischi e non smettendo mai di pagare il prezzo conseguente a quella scelta”.

Il primo cittadino ha ricordato come le minacce nei confronti dell’imprenditore si siano ripetute nel corso degli anni, segno di una pressione che non si è mai del tutto esaurita.

“Lo dimostrano – ha aggiunto – le minacce ricevute sistematicamente nel corso degli anni, fino all’ultima denunciata pochi giorni fa. A lui e ai suoi familiari vadano quindi la mia vicinanza e la mia solidarietà, con l’auspicio che l’attenzione sulla loro incolumità sia sempre alta e adeguata al contributo che Masciari ha dato all’antimafia calabrese”.

Le vicende dei testimoni di giustizia rappresentano una delle dimensioni più delicate della lotta alla criminalità organizzata. A differenza dei collaboratori di giustizia, spesso provenienti dalle stesse organizzazioni criminali, i testimoni sono cittadini che scelgono di denunciare pur non avendo alcun coinvolgimento nelle attività illegali.

Proprio per questo il loro percorso è spesso segnato da difficoltà personali, economiche e sociali. La decisione di testimoniare contro le mafie comporta infatti cambiamenti radicali nella vita quotidiana, dalla perdita del lavoro allo spostamento in altre regioni.

In questo contesto, ogni episodio intimidatorio assume un significato che va oltre il singolo gesto: rappresenta un tentativo di scoraggiare chi decide di denunciare e di riaffermare il clima di paura che le organizzazioni criminali cercano di mantenere.

L’episodio denunciato da Pino Masciari ricorda quanto sia ancora fragile l’equilibrio tra coraggio civile e pressione criminale. A distanza di anni dalle sue prime denunce, il suo nome continua a essere legato a una scelta che ha segnato profondamente la sua vita.

Ma la sua storia racconta anche un’altra verità: senza il contributo di cittadini che decidono di rompere il silenzio, la lotta alle mafie sarebbe molto più difficile.

La solidarietà espressa dalle istituzioni, come quella del sindaco Fiorita, rappresenta un segnale importante. Tuttavia la sfida più grande resta quella culturale: costruire una società in cui chi denuncia non resti isolato e in cui il coraggio della legalità diventi patrimonio condiviso.

Perché ogni intimidazione rivolta a un testimone di giustizia non riguarda solo una persona, ma l’intera comunità che quella scelta di legalità dovrebbe difendere.