CERCHIARA DI CALABRIA (Cs) – Si chiude con un’assoluzione dall’accusa più grave il processo a carico di un quarantenne extracomunitario originario di Cerchiara di Calabria, finito alla sbarra con l’accusa di aver tentato di gettare i propri figli da un balcone.
Il Tribunale collegiale di Bari ha stabilito che per l’ipotesi di tentato omicidio “il fatto non sussiste”. Sono state infatti depositate nelle scorse ore le motivazioni della sentenza di primo grado pronunciata nelle settimane passate.
Il collegio giudicante era presieduto dalla dottoressa Antonietta Guerra, con a latere i giudici Angelo Salerno e Carlotta D’Alessandro. A rappresentare la pubblica accusa i Pubblici ministeri Grazia Errede, Baldo Pisani e Isabella Ginefra.
La vicenda risale al periodo più difficile dell’emergenza sanitaria. L’uomo, che nel frattempo si era trasferito da Cerchiara di Calabria a Turi, in Puglia, era accusato di aver tentato di “scaraventare i figli dal balcone al primo piano di un palazzo antico della città adibito a sede dei servizi sociali”.
Secondo la ricostruzione della Procura, quel gesto sarebbe stato una forma di protesta estrema contro gli assistenti sociali, ritenuti responsabili di non avergli garantito i sussidi previsti durante la pandemia.
Gli atti processuali ricordano come, in quei momenti concitati, “solo l’intervento degli addetti ai lavori immediatamente seguito a quello dei carabinieri di Turi avrebbe salvato i bambini da una fine infausta”. I piccoli, stando alle accuse, erano stati afferrati dal padre per le caviglie e “penzolavano nel vuoto”.
Sulla base di questi elementi, l’extracomunitario era stato sottoposto a misure cautelari e rinviato a giudizio con l’accusa pesantissima di tentato omicidio plurimo, oltre che di resistenza a pubblico ufficiale, procurato allarme e altri reati.
La difesa, affidata all’avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena di San Quirico, ha però sollevato una serie di eccezioni formali che hanno portato all’annullamento del processo per ben due volte, con gli atti tornati alla Procura.
Una volta ricostruito correttamente il contraddittorio tra le parti, il dibattimento è entrato nel vivo con una lunga fase istruttoria. In aula sono stati ascoltati assistenti sociali e carabinieri, che hanno confermato la ricostruzione accusatoria.
Dopo l’esame dell’imputato e delle parti offese – assistite dall’avvocato Francesca Occhiuzzi – e al termine delle arringhe finali, la Procura aveva chiesto una condanna a quattro anni di reclusione.
Il collegio ha però deciso diversamente e così l’uomo è stato assolto dall’accusa più grave, quella di aver tentato di uccidere i figli, con la formula piena “perché il fatto non sussiste”.
Resta tuttavia una condanna, con benefici di legge, per alcuni reati minori contestati nel procedimento. Su questo punto la vicenda giudiziaria potrebbe non essere ancora conclusa: il difensore ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello.
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