L'avvocato e il Monaldi (foto napoli.corriere.it)

NAPOLI – La morte del piccolo Domenico Caliendo, due anni e cinque mesi, continua a sollevare interrogativi sulla gestione dei trapianti cardiaci pediatrici all’ospedale Monaldi di Napoli.

A quindici giorni dal decesso del bambino — avvenuto dopo due mesi di coma farmacologico in seguito a un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre scorso — emergono nuovi elementi che potrebbero allargare il quadro delle verifiche.

Mentre la Procura di Napoli prosegue le indagini affidate ai carabinieri del Nas, un’altra famiglia starebbe valutando la possibilità di chiedere approfondimenti su un precedente trapianto cardiaco pediatrico conclusosi tragicamente alcuni anni fa. Parallelamente, l’Azienda ospedaliera dei Colli ha annunciato una collaborazione con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per rafforzare l’attività cardiochirurgica del Monaldi.

A rappresentare i genitori di Domenico, Patrizia e Antonio Caliendo, è l’avvocato Francesco Petruzzi, che da settimane segue il caso con proprie indagini difensive. «Un’altra famiglia si è rivolta al mio studio legale per un altro trapianto di cuore con esito negativo e stiamo continuando con le nostre indagini difensive per far emergere tutta la verità su quanto successo a Domenico Caliendo», ha dichiarato il legale, ribadendo di avere «piena fiducia nella magistratura e nel lavoro che si sta facendo su questo caso».

Il procedimento aperto dalla Procura di Napoli mira a chiarire ogni passaggio del trapianto eseguito al Monaldi e delle fasi successive che hanno portato al peggioramento delle condizioni del piccolo paziente. Al centro delle verifiche vi sono anche le procedure di conservazione e trasporto dell’organo destinato al trapianto, un aspetto cruciale nella riuscita di interventi tanto delicati.

Nel frattempo, secondo quanto riferito dallo stesso avvocato Petruzzi, una seconda famiglia starebbe valutando la possibilità di presentare denuncia per un trapianto cardiaco pediatrico effettuato circa cinque anni fa e conclusosi con il decesso della piccola paziente a causa di una crisi di rigetto sopraggiunta in una fase successiva.

I dubbi dei genitori, rimasti finora in silenzio, sarebbero emersi proprio dopo le prime notizie relative alla vicenda di Domenico Caliendo. «Anche in questo caso, durante i primi colloqui mi hanno riferito comportamenti anomali da parte di alcuni medici», ha spiegato il legale.

Tra i dettagli emersi nelle prime verifiche difensive vi sarebbe anche l’utilizzo di un contenitore per il trasporto dell’organo definito di “vecchia generazione”.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Petruzzi, un filmato girato all’esterno della sala operatoria mostrerebbe l’impiego di un box-frigo simile a quello utilizzato nel caso Caliendo. «Era lo stesso modello di quello utilizzato per Domenico», ha affermato il legale, evidenziando che le linee guida del Centro nazionale trapianti prevedono dal 2018 l’utilizzo di sistemi dotati di termostato per garantire una conservazione più sicura dell’organo.

La possibile analogia tra i due casi sarà ora oggetto di ulteriori valutazioni. La decisione sull’eventuale presentazione di una denuncia da parte della seconda famiglia potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Nel frattempo, l’ospedale Monaldi ha annunciato una misura straordinaria per garantire continuità assistenziale e rafforzare l’attività della cardiochirurgia pediatrica.

È stata infatti siglata una convenzione tra l’Azienda ospedaliera dei Colli e l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, uno dei centri di riferimento nazionali per le cure pediatriche altamente specialistiche. Per i prossimi tre mesi, una équipe specializzata del Bambino Gesù lavorerà stabilmente a Napoli. Il gruppo sarà composto da quattro professionisti: un cardiochirurgo, un anestesista, un infermiere ferrista e un perfusionista, figure fondamentali nelle procedure cardiochirurgiche più complesse.

L’obiettivo dichiarato è garantire la piena operatività del servizio in una fase particolarmente delicata, segnata anche dalla sospensione dei due cardiochirurghi indagati nell’inchiesta: Guido Oppido e Gabriella Farina.
«La possibilità che questa drammatica vicenda potesse avere ripercussioni sull’attività cardiochirurgica ha spinto l’Azienda a verificare tutte le possibili soluzioni, interne ed esterne all’ospedale», ha spiegato il direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino.

«Abbiamo immediatamente attivato una collaborazione con uno dei centri pediatrici più autorevoli a livello nazionale. L’obiettivo è garantire la piena operatività del servizio, tutelando i pazienti e rafforzando ulteriormente un settore strategico della nostra Azienda». La convenzione rappresenta la prima risposta concreta dopo quanto accaduto a partire dal 23 dicembre e punta a consolidare l’attività della cardiochirurgia pediatrica al Monaldi.