CATANZARO – Entra nel vivo il processo d’appello legato all’operazione Flash, una delle inchieste più rilevanti degli ultimi anni sulla criminalità organizzata nel Catanzarese. Al centro del procedimento giudiziario c’è il cosiddetto “Clan degli Zingari”, gruppo criminale radicato nella periferia sud del capoluogo calabrese e ritenuto dagli investigatori un’organizzazione capace di compiere un salto di qualità nel panorama della ’ndrangheta locale.
Nell’udienza celebrata nelle scorse ore, la sostituta procuratrice generale Marisa Manzini ha avviato la requisitoria davanti alla Corte d’appello, formulando le prime richieste di pena per una parte dei 42 imputati coinvolti nel procedimento. L’udienza segna una tappa significativa di un processo che punta a definire ruoli, responsabilità e assetti criminali emersi dall’indagine della squadra mobile.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’operazione Flash avrebbe documentato l’evoluzione di un gruppo criminale originariamente utilizzato come “braccio operativo” della ’ndrangheta crotonese. Nel tempo, però, la struttura si sarebbe consolidata fino ad assumere un profilo autonomo, configurandosi come una vera e propria ’ndrina radicata nel territorio catanzarese.
Le indagini hanno ricostruito un sistema criminale articolato che avrebbe agito attraverso intimidazioni, estorsioni e traffico di droga. Decine sarebbero gli episodi estorsivi contestati, soprattutto ai danni di imprese operanti nel capoluogo e nelle aree limitrofe. In diversi casi, secondo l’accusa, le attività economiche sarebbero state costrette a versare denaro o a subire pressioni per poter continuare a lavorare.
Accanto al controllo del territorio, un altro pilastro dell’organizzazione sarebbe stato il narcotraffico, con la gestione di canali di approvvigionamento e distribuzione di diverse sostanze stupefacenti, in particolare cocaina. L’inchiesta ha inoltre fatto emergere la presenza di due ulteriori gruppi criminali attivi nello spaccio di droga e collegati, a vario titolo, alla rete investigata.
Nel corso della requisitoria, la procuratrice generale Manzini ha chiesto alla Corte di confermare alcune decisioni assunte nel giudizio di primo grado, sia per quanto riguarda le assoluzioni sia per le condanne. In particolare è stata chiesta la conferma delle assoluzioni per Luciano Passalacqua, Andrea Pelle e Andrea Scicchitano.
Per altri imputati la Procura generale ha invece sollecitato la conferma delle condanne già pronunciate, indicando le relative pene. Tra le richieste figurano:
Luciano Abbruzzese, 1 anno di reclusione e 2 mila euro di multa
Domenico Amato, 4 anni e 8 mesi di reclusione e 671 euro di multa
Giuliana Berlingiere, 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione e 889 euro di multa
Massimo Berlingiere, 13 anni e 10 mesi
Ernesto Bevacqua, 12 anni e 8 mesi
Armidio Bevacqua, 7 anni e 4 mesi
Fabio Bevilacqua, 7 anni e 6 mesi di reclusione e 30 mila euro di multa
Luciano Bevilacqua, 20 anni di reclusione
Massimo Bevilacqua, 20 anni di reclusione
Michele Bruno, 13 anni e 2 mesi
Francesco Galeota, 8 anni e 10 mesi
Antonella Iuliano, 5 anni di reclusione e 19.333 euro di multa
Alfonso Lanatà, 8 anni
Vincenzo Marchio, 9 anni e 8 mesi di reclusione e 9.333 euro di multa
Santino Mirarchi, collaboratore di giustizia, 9 anni e 8 mesi e 9.333 euro di multa
Antonio Passalacqua, 18 anni e 8 mesi
Domenico Passalacqua (53 anni), 20 anni
Francesca Passalacqua, 15 anni e 4 mesi
Giosuele Passalacqua, 12 anni e 3 mesi
Domenico Sacco, 7 anni e 8 mesi
Bartolomeo Scordo, 7 anni e 8 mesi
Vincenzo Talarico, 7 anni e 8 mesi
Angela Tropea, 6 anni di reclusione e 26 mila euro di multa
Luigi Vecceloque Pereloque, 8 anni
Leonardo Vonella, 14 anni e 4 mesi
Per Ivan Rossello, la Procura generale ha chiesto la riforma della sentenza di primo grado con l’applicazione della continuazione rispetto a un precedente giudicato. Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al narcotraffico, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, ricettazione, furto, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.
Il quadro accusatorio si basa su intercettazioni, attività investigative e testimonianze raccolte nel corso dell’indagine condotta dalla Squadra Mobile, che avrebbe ricostruito un sistema criminale radicato e capace di esercitare pressione su imprese e attività economiche. La requisitoria della Procura generale non è ancora conclusa. Per altri 14 imputati, alcuni dei quali avrebbero già manifestato l’intenzione di ricorrere al concordato, la rappresentante dell’accusa proseguirà la sua esposizione nella prossima udienza fissata per il 10 aprile.









































