ISOLA CAPO RIZZUTO (KR) – Anche uno spettacolo itinerante può diventare terreno di pressione per la criminalità organizzata. È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dai Carabinieri, che ha portato al blitz denominato “Libeccio”. Al centro delle contestazioni, secondo gli investigatori, un sistema estorsivo che avrebbe preso di mira il circo arrivato a Isola Capo Rizzuto nell’estate del 2024.
Biglietti e gettoni sarebbero diventati una sorta di moneta parallela, destinata ad alimentare la cosiddetta “cassa comune” del gruppo criminale. Una vicenda che, nelle carte dell’indagine, restituisce l’immagine di un controllo capillare del territorio, capace di estendersi anche a un’attività temporanea come quella di una compagnia circense.
Secondo la ricostruzione della Dda, gli episodi risalirebbero alla primavera del 2024. Le intercettazioni raccolte nel corso delle indagini documenterebbero i contatti tra alcuni degli indagati, tra cui Giuseppe Francesco Liberti, classe 1994, finito in carcere nell’operazione scattata nelle prime ore della mattina.
Insieme a lui risultano coinvolti Rosario Capicchiano e Bruno Simone Morelli, anch’essi arrestati. Le conversazioni captate dagli investigatori mostrerebbero come i tre discutessero apertamente dell’intenzione di recarsi al circo per ottenere biglietti e gettoni. Durante uno di questi dialoghi emerge il riferimento a Nicola Colacchio, che – secondo quanto riportato negli atti – si sarebbe recato direttamente presso la struttura per ottenere circa 600 gettoni.
Una cifra che, se rapportata al valore ipotizzato di dieci euro ciascuno, equivarrebbe a una richiesta di circa seimila euro. Un importo che gli stessi interlocutori definiscono elevato per una singola dazione, ma che rappresenterebbe comunque, per gli inquirenti, un indicatore della pressione esercitata.
Le indagini evidenziano come le richieste non si sarebbero limitate a semplici sollecitazioni. In una delle conversazioni captate, il nome di “Paolo” viene utilizzato come riferimento per rafforzare l’intimidazione. Gli investigatori ritengono che il riferimento fosse al boss Paolo Lentini, figura di spicco della criminalità locale.
La citazione del nome avrebbe avuto lo scopo di rendere esplicito il contesto di appartenenza e di rafforzare la pressione sul responsabile della struttura circense.
Secondo gli atti dell’inchiesta, Liberti e Colacchio si sarebbero recati direttamente al circo per ritirare i titoli d’ingresso. Un passaggio che, per gli investigatori, rappresenterebbe l’ennesimo episodio di spartizione dei proventi derivanti da attività estorsive sul territorio.
La tensione emerge con maggiore evidenza alla fine di maggio del 2024. Il 31 maggio, secondo quanto riportato nelle intercettazioni, Rosario Capicchiano avrebbe incaricato Liberti di trasmettere un messaggio al referente del circo: «Gli devi dire che Rosario sta aspettando ancora… ora viene e ti fa vedere i topi verdi». Il gestore, dal canto suo, avrebbe cercato di contenere le richieste spiegando di aver terminato i biglietti disponibili e di essere in attesa di nuove stampe dal tipografo. Nonostante ciò, ammetterebbe di aver già consegnato 78 tagliandi al gruppo.
Liberti avrebbe quindi tentato di mantenere la pressione chiedendo ulteriori biglietti, spiegando di aver già distribuito quelli ricevuti a terzi per evitare problemi e proponendo di consegnarne altri “20 o 25” per accontentare altre persone.
Per accreditarsi ulteriormente, Liberti avrebbe provato a mostrare una presunta capacità di intervenire anche sul piano amministrativo. In uno dei messaggi intercettati suggerisce infatti al gestore di pagare la concessione per il suolo pubblico, assicurando che avrebbe poi fatto restituire l’importo attraverso presunti contatti in Comune. «Non vi faccio perdere niente», avrebbe garantito. Ma il tono, secondo gli investigatori, tornerebbe subito minaccioso: «O mi risolvi questo problema o domani devi litigare con qualcuno».
L’obiettivo sarebbe stato quello di creare un rapporto di dipendenza tra il gestore e il gruppo criminale: da un lato la promessa di protezione, dall’altro la prospettiva di possibili ritorsioni. Le pressioni non si sarebbero limitate all’aspetto economico. Nei primi giorni di giugno, secondo gli atti dell’inchiesta, emergono richieste di favori personali.
Durante un incontro tra Capicchiano, Morelli e Liberti, si discute della distribuzione dei biglietti già ottenuti. In quella occasione Colacchio avrebbe manifestato disappunto per non aver ricevuto la propria quota, ma Liberti avrebbe spiegato di aver consegnato i tagliandi ai figli dell’uomo.
Pochi giorni dopo, l’attenzione si sposta su altre pretese. Bruno Simone Morelli avrebbe chiesto a Liberti di intervenire presso il gestore del circo per consentire l’ingresso alla moglie di Alessandro Leone e per ottenere posti nelle prime file. Per rendere più efficace la richiesta, Morelli avrebbe chiesto di parlare direttamente con il responsabile della struttura, presentandosi come il “cugino”. Un’espressione che, nelle dinamiche criminali, indicherebbe un’appartenenza allo stesso ambiente.
Secondo la ricostruzione investigativa, il gestore avrebbe acconsentito immediatamente, riservando i posti richiesti. L’episodio raccontato nelle carte dell’inchiesta restituisce uno spaccato significativo delle modalità con cui la criminalità organizzata cerca di esercitare il proprio controllo sul territorio.









































