La Direzione investigativa Antimafia

CROTONE – Un nuovo colpo alle strutture della criminalità organizzata nel Crotonese. All’alba di oggi, 10 marzo, un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 persone, ritenute coinvolte – a vario titolo – in attività riconducibili alla criminalità organizzata di stampo mafioso.

Il blitz ha interessato il territorio di Crotone e Isola di Capo Rizzuto, ma si è esteso anche a diverse strutture penitenziarie italiane, a dimostrazione di un sistema investigativo che, secondo gli inquirenti, continuava a operare anche dall’interno delle carceri.

L’ordinanza cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia. L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando provinciale di Crotone, con il supporto del Reparto Anticrimine di Catanzaro del Raggruppamento Operativo Speciale e della Sezione operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Crotone.

A supporto del dispositivo operativo sono intervenuti anche militari dei Comandi provinciali di Cosenza e Catanzaro, unità del Nucleo Cinofili, l’8° Nucleo Elicotteri e lo Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia, reparto specializzato nelle operazioni in contesti territoriali complessi.

Le misure cautelari sono state eseguite non solo nel Crotonese ma anche all’interno di diversi istituti penitenziari: Tolmezzo, Spoleto, Cassino, Napoli Secondigliano e Catanzaro Siano. Le 19 persone raggiunte dal provvedimento sono indagate, a vario titolo, per una serie di reati particolarmente gravi. Tra questi figurano l’associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, rapina impropria e reati legati al traffico di sostanze stupefacenti.

Secondo l’ipotesi investigativa della Direzione distrettuale antimafia, alcune delle condotte sarebbero state aggravate dal cosiddetto “metodo mafioso” o dalle finalità mafiose, elementi che indicano l’utilizzo dell’intimidazione tipica delle organizzazioni criminali per consolidare il controllo sul territorio o facilitare attività illecite.

Tra i reati contestati emerge anche l’accesso indebito ai dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti. Un aspetto che, negli ultimi anni, è diventato sempre più centrale nelle indagini antimafia, poiché evidenzia come alcune reti criminali riescano a mantenere contatti operativi anche dall’interno degli istituti di pena.

L’inchiesta si inserisce nel più ampio contesto delle attività investigative condotte negli ultimi anni nel territorio crotonese, area storicamente sensibile sotto il profilo della presenza di organizzazioni mafiose. Gli investigatori avrebbero ricostruito un sistema articolato di relazioni criminali, caratterizzato – secondo l’accusa – da attività estorsive e dal traffico di sostanze stupefacenti. In questo quadro, l’eventuale utilizzo del metodo mafioso avrebbe rappresentato uno strumento di pressione e controllo, utile a consolidare il potere dell’organizzazione e a garantire il rispetto delle regole imposte dal gruppo.

Le indagini hanno richiesto un intenso lavoro di coordinamento tra diversi reparti dell’Arma dei Carabinieri e il supporto di unità specializzate, a testimonianza della complessità del quadro investigativo e della ramificazione delle attività contestate.

L’operazione odierna rappresenta un nuovo tassello nella strategia di contrasto alla criminalità organizzata portata avanti dalla magistratura antimafia e dalle forze dell’ordine in Calabria. Negli ultimi anni, infatti, numerose indagini hanno evidenziato come le organizzazioni criminali tendano a riorganizzarsi continuamente, adattando i propri metodi e ampliando i canali di comunicazione anche attraverso strumenti tecnologici.

Il fatto che alcune delle misure cautelari siano state eseguite direttamente all’interno di istituti penitenziari conferma come il fenomeno delle comunicazioni illecite tra detenuti e l’esterno rappresenti una delle sfide investigative più delicate.

Ulteriori elementi sull’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa prevista per le ore 10 presso la sede della Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.