COSENZA – Un appuntamento prenotato con mesi di anticipo, un viaggio di oltre cento chilometri e una telefonata arrivata quando ormai era già in strada. È la vicenda denunciata dall’ex sindaco di Acquaformosa ed ex dipendente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Giovanni Manoccio, che racconta di aver appreso solo all’ultimo momento dell’annullamento della visita specialistica per cui era stato convocato. Un episodio che riaccende il dibattito sui disservizi sanitari in Calabria e sulla difficoltà, per molti cittadini, di accedere a prestazioni diagnostiche nei tempi e nei modi previsti.
La prenotazione e il viaggio verso Cosenza
Secondo quanto riferito dallo stesso Manoccio, nei primi giorni di dicembre 2025 aveva prenotato tramite il Centro unico di prenotazione dell’Asp di Cosenza un esame Eco (Color) Doppler alla carotide. L’appuntamento era stato fissato per l’11 marzo 2026 alle ore 17 presso il Polo sanitario di Mendicino, nel servizio di Chirurgia vascolare.
Per rispettare la data stabilita, Manoccio ha organizzato i propri impegni e ha fatto rientro da Roma, affrontando un viaggio significativo pur di sottoporsi alla visita. Nel pomeriggio dell’11 marzo si è quindi messo in viaggio verso Cosenza con l’intenzione di presentarsi puntualmente all’appuntamento.
La telefonata dell’Asp
La svolta è arrivata poco prima delle quattro del pomeriggio. Alle 15.56, mentre si trovava già a Cosenza, Manoccio è stato contattato telefonicamente da una funzionaria dell’Asp che, con evidente imbarazzo, lo ha informato dell’assenza per malattia del medico incaricato di eseguire l’esame.
La visita, ha spiegato l’operatrice, sarebbe stata rinviata alla terza decade di aprile.
Una comunicazione arrivata quando il paziente aveva ormai già affrontato il viaggio e stava per raggiungere la struttura sanitaria.
La protesta dell’ex sindaco
Manoccio ha espresso immediatamente la propria indignazione, sottolineando il ritardo con cui è stato avvisato.
«Dopo 43 anni di servizio presso l’ASP di Cosenza – ha dichiarato – considero lesivo essere stato avvisato con così grave ritardo dell’assenza del medico. Oltre ad aver inutilmente sprecato il mio tempo, ho dovuto percorrere 140 chilometri per raggiungere Cosenza e presentarmi puntualmente alla visita».
Nel suo intervento l’ex primo cittadino di Acquaformosa ha criticato duramente la gestione dei servizi sanitari regionali, denunciando quella che definisce una crescente distanza tra la narrazione politica e le difficoltà concrete dei cittadini.
L’annuncio dell’esposto
La vicenda, tuttavia, non si fermerà a una semplice denuncia pubblica. Manoccio ha annunciato l’intenzione di portare il caso all’attenzione della Procura della Repubblica.
«Mi metto nei panni della povera gente che non dispone delle mie stesse possibilità economiche e sociali – ha affermato – e che, per la carenza di servizi pubblici di trasporto, avrebbe dovuto persino noleggiare un mezzo o farsi accompagnare per raggiungere un appuntamento che, con ogni probabilità, i funzionari sapevano già da ore che non si sarebbe potuto svolgere».
Nella sua presa di posizione non sono mancati attacchi alla classe dirigente regionale e ai vertici della sanità calabrese, accusati di non cogliere la portata dei disagi quotidiani vissuti dai cittadini, soprattutto nelle aree periferiche.
Una vicenda che riaccende il dibattito
Il caso sollevato dall’ex amministratore locale si inserisce in un contesto più ampio di criticità che da anni interessano il sistema sanitario calabrese: liste d’attesa lunghe, difficoltà organizzative e servizi spesso ridotti nei territori più lontani dai grandi centri.
Episodi come quello raccontato da Manoccio riportano al centro una questione essenziale: il diritto alla salute, che per molti cittadini continua a tradursi in viaggi, rinvii e attese.
La domanda finale posta dall’ex sindaco resta sospesa come una sfida rivolta alle istituzioni: qualcuno avrà il coraggio di riconoscere le proprie responsabilità?









































