CETRARO (Cs) – Il Comune di Cetraro si inserisce nel procedimento giudiziario che punta a far luce su un presunto nuovo gruppo di ’ndrangheta attivo sul Tirreno cosentino, capeggiato da Giuseppe Scornaienchi, operante con l’assenso e in virtù della legittimazione proveniente dalla storica locale di ’ndrangheta riferibile al clan Muto di Cetraro.
Con una deliberazione, approvata all’unanimità, la giunta comunale ha autorizzato il sindaco Giuseppe Aieta e l’amministrazione a costituirsi parte civile nel processo che riguarda 21 imputati, accusati di associazione mafiosa e di altri reati, aggravati dal metodo mafioso.
Il 20 marzo, al Tribunale di Catanzaro, si terrà l’udienza preliminare e in quella sede il giudice deciderà se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia.
L’inchiesta e i 21 indagati
Il procedimento, aperto dalla DDA di Catanzaro, ruota attorno all’ipotesi investigativa di un gruppo criminale che avrebbe operato soprattutto tra Cetraro e diversi centri della costa tirrenica cosentina. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione sarebbe riconducibile a Giuseppe Scornaienchi, ritenuto figura di riferimento del presunto nuovo sodalizio.
Le accuse mosse agli indagati sono pesanti. Tra i reati contestati compaiono detenzione e porto illegale di armi, danneggiamenti, estorsioni e rapine, tutti aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso.
Lo scorso 5 marzo il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e 21 gli indagati. Dieci di loro risultano già detenuti nell’ambito di questo procedimento, mentre altri sono agli arresti domiciliari. Il giorno successivo il Gip del Tribunale di Catanzaro ha fissato l’udienza preliminare, notificando l’atto anche al Comune di Cetraro, indicato come parte offesa.
“Reati che colpiscono direttamente la comunità”
Nella deliberazione la giunta spiega le ragioni della scelta di entrare nel processo come parte civile. Il Comune “si ritiene parte offesa-danneggiata dalle condotte delittuose poste in essere dagli imputati”, dal momento che i fatti contestati avrebbero inciso direttamente sulla vita della comunità. Secondo l’amministrazione comunale, si tratta di reati che “minacciano la sicurezza e l’integrità dell’ente e dei cittadini che esso rappresenta e tutela”. L’ente prefigura , inoltre, “un danno patrimoniale in relazione ad interessi quali lo sviluppo del turismo, il sostegno alle iniziative economiche e l’ordinato svolgimento delle attività produttive”.
Il danno all’immagine della città
Accanto agli effetti economici, l’esecutivo richiama anche il danno all’immagine del territorio. Nel testo della deliberazione si parla di “turbamento dello stato di pace sociale della collettività” e di un “danno all’immagine” legato alla percezione che la presenza di attività criminali può generare nell’opinione pubblica.
Per questo motivo l’amministrazione ha deciso di esercitare la facoltà prevista dal codice di procedura penale e partecipare al processo come parte civile, con l’obiettivo di tutelare gli interessi della città. Tale atto, consentirà infatti al Comune di far valere in giudizio le proprie ragioni e chiedere il risarcimento dei danni, “patrimoniali e non patrimoniali patiti e patiendi, incluso il danno di immagine”, come riportato nella delibera.
Il prossimo passo: la nomina del legale
Con lo stesso provvedimento la giunta ha incaricato il responsabile del settore Affari legali di avviare le procedure per individuare l’avvocato che rappresenterà il Comune di Cetraro nel procedimento, primo passaggio processuale di una vicenda giudiziaria che riguarda da vicino la città e il suo territorio.
fiorellasquillaro@calabriainchieste.it









































