VIBO VALENTIA – Il processo che ruota attorno alla storica faida mafiosa tra i Patania di Stefanaconi e i piscopisani torna al centro dell’attenzione giudiziaria. Davanti alla Corte d’appello di Catanzaro, il sostituto procuratore generale ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado all’ex maresciallo dei carabinieri Sebastiano Cannizzaro e all’ex parroco di Stefanaconi, don Salvatore Santaguida. Un procedimento che rappresenta uno dei capitoli giudiziari collegati all’inchiesta denominata “Romanzo Criminale”, scaturita dagli sviluppi investigativi sulla sanguinosa stagione di violenze che tra il 2011 e il 2012 scosse il territorio vibonese.
Il 14 febbraio 2023 il Tribunale di Vibo Valentia aveva pronunciato una sentenza pesante nei confronti dei due imputati. L’ex comandante della stazione dei carabinieri di Stefanaconi, Sebastiano Cannizzaro, era stato condannato a 13 anni e 7 mesi di reclusione, mentre per don Salvatore Santaguida la pena era stata fissata in 6 anni.
Secondo la ricostruzione accolta dal giudice di primo grado, entrambi avrebbero favorito il clan Patania di Stefanaconi, configurando un concorso esterno in associazione mafiosa. Gli imputati erano stati invece assolti dall’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio.
La posizione dell’ex maresciallo risulta più articolata anche sul piano dei capi di imputazione: oltre al concorso esterno, Cannizzaro era stato condannato per omissione di atti d’ufficio e falso ideologico. Il procedimento in appello rappresenta dunque un passaggio cruciale per verificare la tenuta della ricostruzione giudiziaria formulata in primo grado.
La vicenda giudiziaria si inserisce nel quadro più ampio delle indagini sul clan Patania, storica cosca attiva nel territorio di Stefanaconi, alle porte di Vibo Valentia. L’inchiesta “Romanzo Criminale” aveva portato all’arresto di numerosi esponenti della consorteria mafiosa, individuando responsabilità e dinamiche legate alla violenta contrapposizione con il gruppo rivale dei piscopisani.
Tra il 2011 e il 2012 quella faida provocò una scia di sangue, con diversi omicidi e tentati omicidi che segnarono profondamente la cronaca del territorio. Proprio da quelle indagini nacquero ulteriori filoni investigativi, tra cui quello che ha coinvolto il sottufficiale dell’Arma e il sacerdote.
Secondo l’impostazione accusatoria, don Salvatore Santaguida avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra alcuni esponenti del clan Patania e il maresciallo dei carabinieri. Il sacerdote, avrebbe veicolato messaggi tra il gruppo criminale e il sottufficiale, favorendo così la cosca.
L’accusa sostiene inoltre che Cannizzaro avrebbe omesso di trasmettere alcune denunce per pascolo abusivo presentate contro membri della famiglia Patania. Non solo. Sempre secondo la ricostruzione della pubblica accusa, il militare non avrebbe inoltrato alla Direzione distrettuale antimafia i tracciati di un dispositivo gps installato su un’automobile riconducibile a Giuseppe Patania, vettura che sarebbe stata utilizzata da più persone.
Si tratta di elementi che, secondo la Procura, avrebbero contribuito a favorire l’operatività del clan. Di tutt’altro segno la posizione dell’ex comandante della stazione di Stefanaconi. Nel corso del procedimento Cannizzaro ha reso dichiarazioni spontanee respingendo ogni accusa. L’ex maresciallo ha sostenuto di aver regolarmente trasmesso le denunce relative al pascolo abusivo e ha ricordato di essere stato lui stesso a chiedere l’installazione del gps sull’auto riconducibile a Giuseppe Patania.
Cannizzaro ha inoltre contestato la ricostruzione accusatoria fondata sulle dichiarazioni della collaboratrice di giustizia Loredana Patania, evidenziando – secondo la sua versione – diverse contraddizioni nelle sue affermazioni. Nelle sue dichiarazioni ha rivendicato il proprio percorso nell’Arma dei carabinieri, sottolineando una carriera segnata da encomi e riconoscimenti.
Il processo d’appello proseguirà nei prossimi mesi con il calendario delle discussioni delle difese. Il 19 maggio sarà la volta degli avvocati che rappresentano don Salvatore Santaguida, mentre il 16 giugno interverranno i difensori dell’ex maresciallo Cannizzaro.
Solo dopo queste fasi la Corte d’appello potrà entrare in camera di consiglio per emettere la decisione, chiamata a confermare, modificare o ribaltare la sentenza pronunciata dal Tribunale di Vibo Valentia.









































