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San Giovanni in Fiore, crisi in Consiglio: salta il numero legale sul PSC

Consiglio deserto sul Piano Strutturale Comunale: il Comitato 18 Gennaio denuncia la fine della maggioranza e solleva dubbi sulla seconda convocazione

Il Comune di San Giovanni in Fiore

SAN GIOVANNI IN FIORE (Cs) – A San Giovanni in Fiore il confronto politico sul futuro urbanistico della città si trasforma in un segnale politico netto: la maggioranza non regge più. L’assenza del numero legale durante la seduta dedicata al Piano Strutturale Comunale (PSC) non è solo un episodio tecnico, ma un passaggio che apre interrogativi sulla tenuta dell’amministrazione e sulla legittimità delle prossime scelte.

Secondo quanto riferito dal Comitato 18 Gennaio, la seduta del Consiglio comunale chiamata ad approvare il PSC – uno degli strumenti più rilevanti per la pianificazione del territorio – è andata deserta, confermando un quadro già emerso nei giorni precedenti in occasione dell’approvazione del bilancio.

Il nodo centrale è politico prima ancora che procedurale: la maggioranza di centrodestra, a detta dei firmatari del comunicato, non disporrebbe più dei numeri necessari per garantire il funzionamento dell’assemblea. Da qui la scelta, definita come “fuga strategica”, di non presentarsi in aula, aprendo la strada al ricorso alla seconda convocazione.

È proprio su questo punto che si concentra la critica più dura. Il Comitato parla di una possibile forzatura delle regole democratiche, sottolineando come l’approvazione del PSC in seconda convocazione consentirebbe di deliberare con un numero ridotto di consiglieri, aggirando di fatto il vincolo del numero legale. Una procedura formalmente prevista, ma che – nel contesto politico attuale – rischia di assumere un peso diverso sul piano della legittimazione.

Il PSC, del resto, non è un atto ordinario. Si tratta del principale strumento di programmazione urbanistica, destinato a incidere sulle prospettive di sviluppo economico, infrastrutturale e sociale del territorio. Ed è proprio questo elemento a rendere il passaggio ancora più delicato.

Nel comunicato si evidenzia inoltre un ulteriore elemento di criticità: il piano, secondo quanto sostenuto, deriverebbe da un iter già definito dalla precedente amministrazione guidata da Belcastro. L’attuale giunta avrebbe dovuto limitarne l’approvazione definitiva, ma il percorso si sarebbe invece prolungato per anni, tra rallentamenti e tensioni politiche.

La situazione che emerge è quella di un’amministrazione giunta alla fase conclusiva del mandato in condizioni di evidente difficoltà politica. Il riferimento alla gestione della “coppia Ambrogio & Succurro” viene accompagnato dall’accusa di aver portato avanti l’azione amministrativa senza una solida base consiliare.

Il Comitato 18 Gennaio lancia quindi un appello alla cittadinanza, invitando a una riflessione più ampia sul rapporto tra rappresentanza, legittimazione e scelte strategiche per il territorio.

Al di là delle contrapposizioni politiche, resta una questione di fondo: può un atto destinato a orientare il futuro di una comunità essere approvato in un clima di evidente fragilità istituzionale? La risposta, più che nelle dinamiche d’aula, sembra destinata a maturare nel giudizio dei cittadini, chiamati a breve a esprimersi alle urne.