ROMA – Una fotografia, apparentemente come tante. Un evento politico, i riflettori accesi, la ritualità delle convention di partito. Eppure, a distanza di anni, quello scatto torna a far discutere. È il 2 febbraio 2019, Milano. In prima fila, accanto all’allora leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, compare – secondo quanto ricostruito da Report – anche Gioacchino Amico, oggi collaboratore di giustizia e indicato come referente del clan Senese in Lombardia.
Da qui riparte l’inchiesta di Report, in onda il 12 aprile su Rai 3, che riaccende i riflettori su possibili intrecci, diretti o indiretti, tra ambienti politici e contesti criminali.
Il programma d’inchiesta diretto da Sigfrido Ranucci rivela: Amico vicino a FdI, aveva un pass alla Camera.
A Report, un ex parlamentare ha raccontato che Amico gli avrebbe detto di avere “agganci importanti dentro Fratelli d’Italia”. Tanto che, nel 2018, lo avrebbe portato a un incontro alla Camera, negli uffici di FdI, con il deputato Giovanni Donzelli. Oggi Donzelli nega, affermando: “Non avrei avuto motivo di incontrarlo, considerato il mio ruolo nel partito in quel momento. Credo che l’incontro, per le modalità in cui me lo riferisce, non ci sia mai stato“.
Stando al racconto dell’ex parlamentare, Amico sarebbe entrato alla Camera senza alcun controllo, “come con un tesserino o un accredito speciale“. Lo stesso ex camorrista avrebbe detto agli inquirenti di aver avuto modo di entrare in Parlamento a suo piacimento. Fatti e circostanze oggetto di una inchiesta esplosiva di Report.
Tornando alla fotografia, scattata durante una convention in un grande albergo milanese, mostra lo stato maggiore del partito riunito per un momento pubblico. Nulla di anomalo, almeno all’apparenza.
Ma la presenza di Gioacchino Amico – oggi figura chiave nel processo “Hydra” della Direzione distrettuale antimafia di Milano – cambia la prospettiva. Non si tratta più soltanto di una foto di repertorio, ma di un elemento che, alla luce delle successive evoluzioni giudiziarie, assume un peso diverso sul piano mediatico.
L’inchiesta “Hydra” rappresenta uno dei filoni più significativi degli ultimi anni nella lotta alle mafie al Nord. Gli investigatori hanno delineato un sistema articolato, capace di mettere in relazione gruppi criminali diversi, tra cui il clan Senese, storicamente radicato tra Campania e Lombardia.
Un modello operativo che, secondo gli inquirenti, punta alla gestione condivisa di affari, territori e relazioni, superando le tradizionali divisioni tra organizzazioni.
È in questo contesto che il ruolo dei collaboratori di giustizia, come Amico, diventa centrale per ricostruire dinamiche e connessioni.
L’approfondimento di Report si inserisce in un filone già emerso nei mesi scorsi. Al centro, il caso del ristorante aperto dall’ex sottosegretario Andrea Delmastro insieme a Mauro Caroccia, ritenuto dagli investigatori prestanome riconducibile allo stesso ambito criminale.
Un episodio che aveva già alimentato il dibattito pubblico, sollevando interrogativi sulla capacità dei contesti politici di intercettare – o evitare – contiguità con ambienti opachi.
L’inchiesta di Report riporta al centro una questione antica ma sempre attuale: il rapporto tra informazione, giustizia e politica.
A distanza di oltre sei anni, quella foto torna a vivere una seconda vita. Non più come ricordo di una convention, ma come tassello di una narrazione più ampia, ancora in evoluzione.
E forse è proprio questo il punto: nel tempo della memoria digitale, nulla resta davvero confinato al passato. Ogni immagine può riemergere, cambiare significato, diventare domanda.
Sta alla politica fornire risposte. E al giornalismo, continuare a porre le domande giuste.
L’annuncio del conduttore di Report, Ranucci
Che ci fa l’uomo che ha fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan di Michele ‘o pazzo, il capomafia più potente della Capitale, in foto con Giorgia Meloni?
Il 2 febbraio del 2019 all’Hotel Marriott di Milano si celebrava la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell’anno.
Il pezzo forte era riservato per il gran finale della manifestazione: l’intervento della leader Giorgia Meloni. Tra militanti e dirigenti in sala ad accogliere la futura presidente del Consiglio, c’era, in prima fila, anche Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia. Amico aveva un pass fisso che gli consentiva di entrare a piacimento in Parlamento. Report torna domenica alle 20.30 su Rai3 e su RaiPlay
La replica di Giorgia Meloni
“Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze”, ha scritto Giorgia Meloni affermando che “oggi la ‘redazione unica’, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi”. “Inoltre – ha rimarcato la presidente del Consiglio -, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata.
Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze”.
“Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo – aggiunge Meloni -. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze. Ma a questi ‘professionisti dell’informazione’ non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede”.
La replica di Sigfrido Ranucci
Nessuno mette in discussione l’onestà della premier, ma lei omette di dare particolari su quello che emerge dall’inchiesta di Giorgio Mottola: questo signore entrava e usciva dal Parlamento perché qualcuno dentro Fratelli d’Italia gli faceva avere un pass. Forse la premer farebbe bene a guardare in casa, dentro FdI, e capire chi e perché dava i pass a questa persona”.
Così Sigfrido Ranucci, ospite di Serena Bortone a Radio2 Stai Serena, ha replicato a Meloni a proposito della nuova inchiesta di Mottola, che andrà in onda domenica su Rai3 nel nuovo ciclo di Report, e in particolare del selfie che ritrae la presidente del Consiglio con Gioacchino Amico, presunto referente del clan senese in Lombardia, pubblicato sui profili social del programma. “Ho visto la risposta della premier – ha detto ancora Ranucci – ma il problema grave è questa persona che aveva precedenti penali importanti nel momento in cui frequentava ambienti di Fratelli d’Italia, poi è diventato collaboratore di giustizia, vediamo cosa sta raccontando ai magistrati“. Quella di Meloni, per Ranucci, “è una lettura parziale: il tema è la denuncia del problema, non chi lo denuncia”.









































