CATANZARO – Il tema dell’autonomia differenziata torna al centro del dibattito politico calabrese, riaccendendo un confronto che tocca uno dei nervi più scoperti del Mezzogiorno: la sanità. A sollevare nuove critiche è la consigliera regionale del Partito Democratico Rosellina Madeo, che punta il dito contro il via libera del presidente della Regione Roberto Occhiuto alle pre-intese Stato-Regioni, definendolo un passaggio potenzialmente decisivo – e pericoloso – per il futuro dell’assistenza sanitaria in Calabria.
Secondo Madeo, l’autonomia differenziata applicata alla sanità rischia di accentuare squilibri già evidenti tra Nord e Sud. La Calabria, caratterizzata da un gettito fiscale più basso e da una significativa perdita di popolazione, si troverebbe in una posizione strutturalmente svantaggiata nel sostenere investimenti e miglioramenti dei servizi.
La consigliera evidenzia come il sistema sanitario regionale sia già oggi segnato da criticità profonde. Tra queste, spicca il fenomeno della mobilità passiva: ogni anno, centinaia di milioni di euro vengono spesi per consentire ai cittadini calabresi di curarsi fuori regione. Una cifra che, secondo le stime richiamate, supera i 300 milioni di euro annui e che rischierebbe di crescere ulteriormente in un contesto di maggiore autonomia finanziaria regionale.
Il punto politico è netto: l’autonomia differenziata, sostiene Madeo, non colmerebbe il divario territoriale ma finirebbe per ampliarlo. Le regioni più ricche, forti di maggiori entrate, potrebbero investire di più in strutture, tecnologie e personale sanitario, diventando ancora più attrattive anche per medici e specialisti. Un processo che potrebbe accelerare il già evidente fenomeno della “migrazione sanitaria” e professionale dal Sud verso il Nord.
Nel mirino della consigliera anche le grandi opere sanitarie calabresi, spesso annunciate ma non ancora pienamente operative. Il nuovo ospedale della Sibaritide, ad esempio, viene indicato come simbolo di ritardi e incertezze: non solo sul cronoprogramma edilizio, ma anche su aspetti infrastrutturali essenziali come reti e servizi collegati. Analoghi interrogativi riguardano i cantieri aperti in altre aree della regione, da Vibo Valentia a Cosenza.
Da qui la domanda politica che attraversa l’intero intervento: con quali risorse la Calabria potrà sostenere questi investimenti se il quadro normativo dovesse evolvere verso una maggiore autonomia regionale senza adeguati meccanismi di riequilibrio?
Il confronto sull’autonomia differenziata si conferma dunque una cartina di tornasole delle disuguaglianze territoriali italiane. Al di là delle posizioni politiche, resta aperta una questione di fondo: come garantire pari diritti di cura in un Paese che rischia di procedere a velocità diverse? In Calabria, dove la sanità rappresenta da anni una priorità irrisolta, la risposta a questa domanda potrebbe determinare non solo la qualità dei servizi, ma il diritto stesso alla salute per intere comunità.









































