CATANZARO – Un’infrastruttura strategica per l’agricoltura calabrese entra nella fase operativa del suo rilancio. Nei comprensori irrigui Alli–Tacina e Alli–Copanello sono partiti i lavori di manutenzione straordinaria su una delle principali condotte della regione, al servizio di oltre 2.300 ettari di terreni.
Un intervento che si distingue non solo per l’entità dell’investimento – 6 milioni di euro – ma soprattutto per l’impiego di tecnologie innovative capaci di coniugare efficienza, sostenibilità e rapidità esecutiva.
Il progetto interessa i territori di Catanzaro, Cropani, Botricello, Sellia Marina, Andali e Belcastro, aree a forte vocazione agricola che dipendono in modo diretto dalla regolarità e dall’efficienza dell’approvvigionamento idrico. La condotta oggetto dell’intervento rappresenta un’infrastruttura fondamentale per garantire continuità produttiva e competitività alle aziende agricole locali.
A sottolineare la portata dell’opera è il commissario straordinario del Consorzio di bonifica Calabria, Giacono Giovinazzo, che evidenzia come si tratti di un intervento “unico per lunghezza, diametro e pressioni d’esercizio”. Oltre due chilometri di rete saranno oggetto di risanamento: un’estensione che, per caratteristiche tecniche, si colloca ai vertici europei.
Il finanziamento proviene dal Fondo nazionale investimenti irrigui, previsto dalla legge 178 del 2020, e rappresenta il risultato di una progettazione definita dallo stesso Giovinazzo “sapiente ed innovativa”. Non un semplice intervento manutentivo, dunque, ma una vera e propria operazione di modernizzazione infrastrutturale.
Il cuore dell’intervento è rappresentato dall’utilizzo della tecnologia “No Dig”, letteralmente “senza scavo”, che consente di operare sulle condotte esistenti riducendo al minimo le demolizioni e le interferenze con il territorio. In particolare, viene applicato il metodo del relining, una tecnica non distruttiva già diffusa a livello internazionale ma ancora poco utilizzata su larga scala in contesti come quello calabrese.
Il relining consiste nell’inserimento all’interno della tubazione esistente di una speciale “calza” impregnata di resina, che una volta indurita crea una nuova condotta autonoma e resistente. Il risultato è un’infrastruttura rinnovata dall’interno, capace di garantire standard elevati di sicurezza e una durata certificata di almeno cinquant’anni.
Si tratta, in sostanza, di una soluzione che evita la sostituzione integrale delle tubazioni, con evidenti vantaggi in termini economici, ambientali e logistici. I benefici del relining sono molteplici e rispondono a esigenze ormai imprescindibili nella gestione delle infrastrutture moderne.
In primo luogo, la drastica riduzione degli scavi limita l’impatto sul territorio e consente di preservare le aree agricole e le infrastrutture esistenti. A ciò si aggiunge un significativo vantaggio ambientale: l’assenza di smaltimento del vecchio tubo riduce la produzione di rifiuti e i costi associati.
Sul piano operativo, la rapidità è uno degli elementi più rilevanti. È possibile risanare oltre 150 metri di condotta in una sola giornata, una tempistica che permette di intervenire senza compromettere la stagione irrigua, evitando così ricadute negative sulle coltivazioni.
Non meno importante è l’aspetto economico: la riduzione delle opere di demolizione e scavo comporta un abbattimento dei costi complessivi, mentre il minimo ingombro dei cantieri limita le interferenze con la viabilità e con altri sottoservizi.
Infine, il basso impatto acustico e la ridotta occupazione di spazio rendono questa tecnologia particolarmente adatta a contesti complessi o densamente infrastrutturati. Nel suo intervento, il commissario Giovinazzo ha voluto sottolineare anche il valore organizzativo dell’operazione, ringraziando gli uffici tecnici e agrari, le ditte esecutrici e il personale coinvolto. Un lavoro di squadra che, nelle intenzioni, dovrebbe tradursi in una gestione più efficiente delle risorse e in una programmazione più solida.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: accompagnare le aziende agricole verso le sfide di un’agricoltura moderna, capace di integrare innovazione tecnologica e sostenibilità. In questa prospettiva, la riqualificazione delle infrastrutture irrigue rappresenta un tassello fondamentale. I lavori, secondo il cronoprogramma, dovrebbero concludersi entro la fine del 2026, restituendo al territorio una rete più efficiente e resiliente.
stefaniasapienza@calabriainchieste.it









































