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’Ndrangheta, colpo al “Locale dell’Ariola”: 54 indagati e traffici tra Calabria e Nord

Maxi operazione della DDA di Catanzaro: ricostruito l’organigramma della cosca Emanuele-Idà, tra droga, armi e violenze nel Vibonese

VIBO VALENTIA – Un’organizzazione radicata, violenta e capace di dialogare con il mercato nazionale della droga. È questo il quadro che emerge dall’imponente operazione della Polizia di Stato eseguita nelle prime ore della mattinata, che ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di 54 soggetti, gravemente indiziati di appartenere a un’associazione mafiosa attiva nel Vibonese.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, segna un passaggio significativo nella ricostruzione delle dinamiche interne della ’ndrangheta nelle Serre vibonesi, confermando la piena operatività del cosiddetto “Locale dell’Ariola”.

Secondo gli inquirenti, il gruppo – riconducibile alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne – esercitava un controllo penetrante su un’area ben definita del territorio, comprendente i comuni di Gerocarne, Soriano Calabro, Sorianello e Vazzano.

Le indagini hanno consentito di delineare l’attuale assetto organizzativo della cosca, evidenziando un sistema fondato sull’intimidazione sistematica. Pestaggi, spedizioni punitive e atti di sopraffazione sarebbero stati utilizzati per imporre il proprio potere e mantenere un clima di assoggettamento, spesso ai danni di cittadini vittime di estorsioni.

Emblematico, in questo contesto, un episodio ritenuto indicativo della pericolosità del gruppo: uno degli indagati avrebbe esploso diversi colpi d’arma da fuoco in pieno centro abitato contro alcuni cani randagi, segno di una violenza ostentata e priva di freni.

L’inchiesta ha inoltre documentato la disponibilità di un consistente arsenale, comprendente anche armi da guerra. Non solo detenzione, ma anche utilizzo: secondo quanto emerso, le armi sarebbero state impiegate per attività di addestramento al tiro degli affiliati.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati quattro pistole semiautomatiche, tre revolver, un fucile a canne mozze, un fucile semiautomatico e una pistola mitragliatrice con matricola alterata.

Uno dei pilastri dell’attività criminale del sodalizio era rappresentato dal traffico di sostanze stupefacenti. Gli investigatori hanno ricostruito una filiera stabile e organizzata, capace di garantire approvvigionamenti su larga scala.

Il gruppo operava non solo nel territorio vibonese, ma anche attraverso contatti in Piemonte, Emilia-Romagna e Lombardia, inserendosi in un circuito nazionale della droga. Tra gli indagati figura anche un soggetto già coinvolto nell’inchiesta milanese “Doppia Curva”.

Particolarmente significativo il dato sulle quantità trattate: le investigazioni hanno documentato la compravendita di circa 566 chilogrammi di marijuana e cocaina, mentre nel corso delle attività sono stati sequestrati oltre 410 kg di marijuana, 1,5 kg di cocaina, hashish ed eroina.

Un’attività che, secondo gli inquirenti, rappresentava una vera e propria fonte di sostentamento interno per il sodalizio, consolidandone la forza economica.

A supporto delle attività illecite, i membri dell’organizzazione si avvalevano di strumenti tecnologici avanzati. In particolare, è emerso l’utilizzo di smartphone dotati di sistemi di cifratura e collegati alla piattaforma di messaggistica criptata SkyEcc, già al centro di numerose indagini internazionali.

Attraverso questi dispositivi, gli indagati avrebbero pianificato e coordinato operazioni criminali in condizioni di apparente sicurezza.

Per l’esecuzione delle misure cautelari sono stati impiegati circa 350 operatori della Polizia di Stato, con il coinvolgimento di reparti altamente specializzati: Servizio Centrale Operativo, Squadre Mobili, SISCO di Catanzaro, unità cinofile, artificieri, Polizia Scientifica e Reparto Volo di Reggio Calabria.

Un dispiegamento che riflette la complessità dell’indagine e la rilevanza dell’obiettivo colpito.

L’operazione restituisce l’immagine di una ’ndrangheta che conserva salde le proprie radici territoriali, ma che al tempo stesso si muove con disinvoltura su scala nazionale, sfruttando relazioni e tecnologie.

Un modello criminale che continua a evolversi, mantenendo intatta la propria capacità di controllo sociale ed economico.