RIZZICONI (Rc) – Il ritrovamento di cinque quintali di materiale esplodente nell’agro di Rizziconi non si esaurisce con l’arresto del responsabile e il sequestro dell’arsenale (https://www.calabriainchieste.it/2026/04/04/sequestrati-500-kg-di-esplosivi-nel-reggino-arrestato-un-54enne/). La partita, infatti, prosegue su un terreno meno visibile ma altrettanto decisivo: quello della messa in sicurezza e dello smaltimento di materiali che, da prova di reato, diventano rifiuti ad altissimo rischio.
L’operazione condotta dalla Polizia di Stato nel territorio di Rizziconi ha portato alla luce una quantità imponente di materiale pirotecnico detenuto illegalmente: circa 500 chilogrammi tra fuochi d’artificio, bombe carta, mortai e dispositivi artigianali, nascosti in un casolare di campagna tra attrezzi agricoli e taniche di carburante.
Un intervento che ha evitato potenziali conseguenze devastanti, ma che apre ora un secondo fronte operativo: la gestione di ciò che resta. Gli articoli sequestrati, infatti, cessano di essere semplici oggetti illegali e diventano rifiuti speciali e pericolosi, soggetti a una normativa stringente in materia ambientale e di pubblica sicurezza.
È in questo contesto che si inserisce il ruolo del CoGePir – Consorzio Gestione Pirotecnici, sistema collettivo nazionale che opera in coordinamento con le Autorità per garantire il corretto trattamento di questi materiali.
Il consorzio interviene nelle fasi successive al sequestro e all’eventuale ordine di distruzione emesso dall’Autorità giudiziaria, assicurando la presa in carico dei prodotti, la tracciabilità dei flussi, il trasporto in sicurezza verso impianti autorizzati e, infine, il recupero o lo smaltimento secondo le migliori pratiche tecniche disponibili.
Come sottolinea il direttore generale del CoGePir, Piervittorio Trebucchi:
“La collaborazione tra istituzioni, forze di sicurezza e sistema consortile è fondamentale per tutelare cittadini, ambiente e operatori del settore. Il corretto trattamento dei materiali sequestrati è un passaggio cruciale per chiudere il ciclo in modo sicuro e conforme alla legge”.
Il caso di Rizziconi rappresenta un esempio emblematico di come il fenomeno del commercio e della detenzione illegale di materiale esplodente non si esaurisca con l’azione repressiva. Il vero banco di prova si gioca nella capacità delle istituzioni di gestire in modo sicuro ciò che viene sottratto al circuito illegale.
La presenza di materiali instabili, spesso conservati in condizioni precarie, espone infatti a rischi concreti non solo per gli operatori impegnati nelle operazioni, ma anche per l’ambiente circostante. Da qui l’esigenza di procedure rigorose, tracciate e coordinate.
Se il sequestro rappresenta il momento più visibile dell’intervento dello Stato, è nella fase successiva – silenziosa ma altamente tecnica – che si misura la reale efficacia del sistema. Perché togliere dal circuito illegale centinaia di chilogrammi di esplosivi è solo metà dell’opera: l’altra metà consiste nel neutralizzarli definitivamente, senza lasciare margini al rischio.









































