Home Calabria Tis in Calabria, Tridico attacca: «Così si istituzionalizza il lavoro povero»

Tis in Calabria, Tridico attacca: «Così si istituzionalizza il lavoro povero»

Dalla gestione dei tirocinanti alle criticità del welfare, fino al calo demografico: l’accusa del M5S alla Giunta Occhiuto

Pasquale Tridico

CATANZARO – Non è soltanto una questione di contratti, ma di modello sociale. La gestione dei Tirocini di inclusione sociale (Tis) in Calabria riapre il confronto politico su lavoro, dignità e prospettive di sviluppo. A sollevare il caso è Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, che accusa la Regione di alimentare una nuova forma di lavoro povero mentre il territorio continua a perdere residenti.

Nel mirino dell’esponente pentastellato finisce la narrazione della “stabilizzazione” dei tirocinanti. Secondo Tridico, parlare di successo sarebbe fuorviante se a fronte di anni di servizio si offrono contratti part-time da circa 600 euro al mese. «Non possiamo accettare – afferma – che la stabilizzazione si traduca in una nuova fascia di lavoratori poveri».

La critica si estende al metodo e alle risorse impiegate. I fondi europei, in particolare Fesr e Poc, destinati allo sviluppo e alle politiche attive del lavoro, verrebbero utilizzati – secondo l’accusa – per tamponare emergenze senza una visione strutturale. Il risultato, sostiene Tridico, è una gestione che scarica il peso sui Comuni, già in equilibrio precario, costretti a scegliere tra dissesto finanziario o aumento della pressione fiscale per sostenere stipendi ritenuti insufficienti.

Sul piano politico, il riferimento è diretto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, accusato di non aver ottenuto dal Governo le risorse necessarie per una soluzione stabile. «Promesse da marinaio», le definisce Tridico, denunciando l’assenza di un intervento organico dello Stato.

La questione del lavoro si intreccia poi con un dato che pesa come una sentenza: il calo demografico. I numeri dell’Osservatorio regionale parlano di oltre 7 mila residenti in meno nel 2025, con la popolazione scesa sotto 1,83 milioni. Il saldo naturale resta fortemente negativo e la fuga dei giovani continua. «È l’autopsia di una regione che muore», attacca Tridico, indicando nel lavoro precario e sottopagato una delle principali cause dell’esodo.

Non manca, infine, una critica alla gestione amministrativa degli enti locali. L’inserimento dei tirocinanti nei piccoli Comuni, secondo il M5S, rischia di saturare i limiti di spesa e bloccare il turnover, impedendo l’ingresso di professionalità tecniche indispensabili per rilanciare la macchina pubblica.

Da qui la richiesta formale di riferire in Aula, per chiarire quali iniziative concrete siano state intraprese con il Governo e quali prospettive reali si intendano offrire ai lavoratori esclusi, che restano in una zona grigia tra promesse e incertezze.

La vicenda dei Tis, al di là dello scontro politico, pone una domanda di fondo: è possibile costruire sviluppo duraturo senza lavoro stabile e dignitoso? In una regione che continua a svuotarsi, ogni scelta sul lavoro diventa una scelta sul futuro. E, forse, anche una cartina di tornasole della credibilità delle istituzioni.